Il loto d’oro – la pratica cinese dei piedi fasciati

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In breve

  • Cos’è: la fasciatura dei piedi delle bambine, praticata in Cina per circa mille anni.
  • Origine: probabilmente tra le danzatrici di corte del X secolo; si diffuse con la dinastia Song.
  • Diffusione: nel XIX secolo riguardava tra il 40 e il 50% delle donne cinesi, quasi il 100% nelle classi alte.
  • Fine: vietata dalla Repubblica di Cina nel 1912; l’ultimo caso noto risale al 1957.

Con il nome suggestivo e poetico di Loto d’oro si intende in realtà la dolorosa pratica della fasciatura dei piedi in voga in Cina fino a qualche decennio fa.

Storia

Questa pratica di fasciatura e deformazione dei piedi delle donne nacque probabilmente nel X secolo, tra le danzatrici di corte, e si diffuse tra le donne dell’élite durante la dinastia Song. Con i secoli arrivò anche alle classi più povere. Le prove archeologiche più antiche sono le tombe di due donne del XIII secolo, Huang Sheng e la signora Zhou, che avevano i piedi avvolti in strisce di garza lunghe 1,8 metri.

Varie storie e leggende cercano di spiegare questa pratica. La più famosa racconta che l’imperatore Li Yu, del regno dei Tang Meridionali, fece costruire un loto d’oro alto quasi due metri, decorato con pietre preziose, e chiese alla sua concubina Yao Niang di fasciarsi i piedi con della seta bianca, a forma di luna crescente, per danzare sulle punte al suo interno. La sua danza era così aggraziata che le altre donne cercarono di imitarla. Un’altra leggenda dice che una concubina avesse un piede deforme e convinse l’imperatore a far fasciare i piedi di tutte le altre donne, in modo che il suo diventasse lo standard di bellezza.

In realtà la pratica nacque probabilmente proprio dalle danzatrici che si fasciavano i piedi per ballare meglio. Le spettatrici cominciarono a fasciarsi i piedi per emulazione, e così la pratica si diffuse e il piede fasciato divenne un vero e proprio status symbol.

Durante la dinastia Qing i sovrani non erano cinesi ma mancesi, e cercarono più volte di eliminare questa usanza con degli editti, nel 1636, nel 1638 e nel 1664, ma pochi obbedirono, e nel 1668 l’imperatore Kangxi rinunciò. Nel XIX secolo si stima che tra il 40 e il 50% delle donne cinesi avesse i piedi fasciati, e tra le donne Han delle classi alte quasi il 100%.

Alla fine dell’Ottocento nacquero le prime associazioni contro la fasciatura dei piedi, i cui membri giuravano di non fasciare i piedi delle figlie e di non far sposare ai figli maschi donne con i piedi fasciati. Nel 1902 l’imperatrice vedova Cixi emanò un editto contro la pratica, ritirato poco dopo, e nel 1912 la nuova Repubblica di Cina la vietò ufficialmente, anche se per anni il divieto non venne fatto rispettare.

Procedimento

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La fasciatura dei piedi avveniva in tenera età, di solito intorno ai 5 anni. La madre prendeva una fascia, larga 5 cm e lunga circa 3 metri, e la avvolgeva sul piede della figlia, avendo cura di ripiegare tutte le dita tranne l’alluce al di sotto della pianta del piede.

La fasciatura era molto stretta anche per favorire l’avvicinamento della pianta del piede al tallone il più possibile. Poi veniva ordinato alla bambina di camminare. Il dolore era atroce, ma era impensabile per una donna non avere i piedi fasciati; questa caratteristica infatti era indispensabile per potersi sposare. Nessuno avrebbe voluto una donna con i piedi normali.

Questa pratica portava spesso a infezioni e ulcere, che creavano cattivi odori e fuoriuscite di sangue e pus. Le unghie dovevano essere tagliate spesso per non farle entrare nella pelle, ma a volte questo non era sufficiente.

Periodicamente si rimuovevano la pelle e la carne morta e si pulivano le ferite, e nel giro di circa 5 anni o poco più il piede era permanentemente deformato. La posizione delle dita e la fasciatura stretta facevano sì che la circolazione nel piede fosse pressoché inesistente, e qualsiasi taglio o escoriazione poteva portare a infezioni, alla cancrena e alla perdita delle dita. Quest’ultima evenienza era vista però come un vantaggio, perché un piede senza dita risultava più piccolo.

Caratteristiche

I piedi così deformati dovevano arrivare a una lunghezza di circa 10 cm, i cosiddetti “loti d’oro di tre pollici”, e dovevano essere nascosti da scarpette decorate dalle stesse ragazze. Anche le decorazioni delle scarpine erano importanti per contrarre matrimonio, in quanto erano il simbolo della capacità domestica delle giovani spose.

Scarpe per piedi fasciati
Un paio di scarpe per piedi fasciati, conservate al Queensland Museum. Foto Queensland Museum, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il piede fasciato cominciò a diventare simbolo di ricchezza, in quanto una donna con i piedi fasciati camminava a fatica e quindi non poteva lavorare nei campi. Gli occidentali vedono questa pratica come sottomissione della donna, in quanto con i piedi fasciati non solo non poteva lavorare, ma nemmeno allontanarsi da casa, diventando così totalmente dipendente dal marito.

Ricordiamo però che la donna aveva il controllo sulla casa e sui figli, e le donne avevano un ruolo importante nella famiglia. Inoltre questa pratica è stata portata avanti soprattutto dalle donne stesse, madri e nonne, che l’hanno difesa e hanno continuato a praticarla per decenni dopo la sua abolizione ufficiale, perché avere i piedi fasciati dava la possibilità di sposare un uomo facoltoso e quindi risollevare le sorti di intere famiglie.

Le famiglie di contadini di solito fasciavano i piedi delle figlie più tardi rispetto ai ricchi, perché dovevano farle lavorare il più possibile prima del matrimonio, ma non era insolito che si fasciassero i piedi alla figlia maggiore e che le sorelle minori la assistessero come serve una volta sposata.

Valenza erotica

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Gli uomini vedevano nel piede fasciato una componente erotica, e alcuni manuali sessuali cinesi indicano fino a 48 modi diversi di toccare i piedi fasciati. Il piede era visto come molto erotico e svolgeva la stessa funzione del seno in Occidente. Alla fine della dinastia Song c’era perfino chi beveva da una scarpetta speciale, con una piccola coppa nel tacco, un’usanza chiamata “brindisi al loto d’oro”.

Inoltre i piedi così deformati facevano camminare le donne con un’andatura ondeggiante, considerata sensuale (un po’ come quella causata dai tacchi alti).

Tuttavia il piede doveva sempre rimanere ben fasciato e coperto, perché la vista senza fascia poteva procurare ribrezzo, senza contare il terribile odore che inevitabilmente emanava. Solo il marito poteva toccare il piede di una donna o sfilarle la scarpa: in caso contrario la donna subiva un’umiliazione gravissima.

Critiche

Questa usanza è stata fortemente criticata, soprattutto dagli occidentali, che la ritenevano una pratica barbara e crudele, e poi dagli stessi intellettuali cinesi del Movimento del 4 maggio, che la consideravano il simbolo dell’arretratezza del paese. Tuttavia a volte viene paragonata all’uso del corsetto, molto in voga in Occidente, che deformava la cassa toracica, a volte con conseguenze gravi.

In alcune zone rurali remote, come lo Yunnan, la fasciatura continuò fino agli anni ’50; l’ultimo caso noto risale al 1957. Nel 1999 ha chiuso l’ultima fabbrica di scarpe per piedi fasciati, a Harbin.

In vari musei sono esposte le scarpette usate dalle donne con il loto d’oro e, misurando appena una decina di centimetri o meno, si fa davvero fatica a immaginare che possano calzare il piede di una donna adulta. Essendo stata una pratica dura da eliminare, ci sono ancora foto recenti di donne anziane con i piedi fasciati.

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Fonti

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