Strada di campagna avvolta nella nebbia di notte, illuminata dai lampioni

L’autostoppista fantasma, la ragazza che non arriva mai a casa

Posted by
In breve
Un automobilista dà un passaggio a una ragazza di notte. Lei indica un indirizzo, ma prima di arrivare sparisce dall’auto. Poi l’uomo scopre che è morta da anni. È la leggenda dell’autostoppista fantasma, forse la storia di fantasmi più diffusa al mondo. Ne esistono versioni del Seicento, versioni con carri e cavalli, versioni in cui la ragazza è una profetessa che annuncia un pericolo. Anche Dino Buzzati ne raccontò una, italiana, sul Corriere della Sera.

Nel febbraio del 1602 un prete svedese di nome Joen Petri Klint annotò una storia che girava nella regione del Västergötland. Un altro prete e due contadini tornavano dal mercato della Candelora quando, lungo la strada, si unì a loro una giovane donna. Si fermarono in una locanda. Lei chiese un boccale di birra.

L’oste glielo portò tre volte. La prima volta nel boccale c’era malto. La seconda, ghiande. La terza, sangue. La ragazza non si scompose e annunciò che quell’anno ci sarebbero stati grano e frutta in abbondanza, ma anche guerra e peste. Poi sparì.

Quattro secoli dopo la stessa storia la raccontiamo ancora. Al posto del carro c’è un’auto, al posto della locanda una strada di campagna, al posto della profezia un indirizzo. Ma la ragazza è sempre lei.

La storia che tutti conoscono

La versione classica la conosce chiunque sia cresciuto a pane e racconti dell’orrore. È notte, piove o c’è nebbia. Un uomo guida da solo su una strada secondaria e nei fari compare una ragazza, giovane, pallida, spesso vestita di bianco. Gli chiede un passaggio fino a casa.

Lei sale, quasi sempre dietro. Parla poco, dice di avere freddo, e lui le presta la giacca. Gli indica un indirizzo. Quando arrivano, l’uomo si volta per salutarla, ma il sedile posteriore è vuoto. A volte è bagnato.

Allora bussa alla porta di quella casa. Gli apre una donna anziana, o un uomo stanco. Il guidatore racconta della ragazza, e i padroni di casa si guardano: era loro figlia. È morta anni fa, in un incidente proprio su quella strada. A volte è l’anniversario della sua morte, e non è la prima volta che qualcuno bussa per lo stesso motivo.

C’è una variante ancora più gelida. La ragazza si fa lasciare davanti al cimitero, o sparisce lì vicino. La mattina dopo l’uomo torna a cercarla e trova la sua giacca, piegata con cura, sopra una lapide. Sulla lapide c’è la foto della ragazza.

Strada di campagna avvolta nella nebbia di notte, illuminata dai lampioni
Strada nella nebbia di notte in Virginia. Foto di Famartin, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Due studenti a caccia di fantasmi

Negli anni Trenta queste storie circolavano in tutti gli Stati Uniti, e ogni città era convinta che la sua fosse vera. Erano piene di dettagli locali: il nome della strada, la sala da ballo, il ponte. Chi le raccontava giurava che fosse successo al cognato di un amico.

Nel 1942 due giovani antropologi dell’Università di Berkeley, Richard Beardsley e Rosalie Hankey, decisero di vederci chiaro. Avevano sentito la storia da un uomo d’affari di San Francisco, che a sua volta l’aveva sentita a Chicago e a Salt Lake City. Cercarono l’incidente stradale da cui tutto sarebbe partito. Non lo trovarono.

Trovarono invece decine di versioni. In pochi mesi ne raccolsero 79, da tutto il paese. Fu uno dei primi studi sistematici su quella che oggi chiamiamo leggenda metropolitana, e servì a capire una cosa importante: la stessa storia può essere “vera” in cento posti diversi nello stesso momento.

Beardsley e Hankey divisero i racconti in quattro tipi. Nel più comune la ragazza dà un indirizzo e il guidatore scopre la verità dai familiari. In un altro la ragazza incontrata a una festa lascia un oggetto, di solito il cappotto, che verrà ritrovato sulla sua tomba. Nel terzo, tipico delle Hawaii, l’autostoppista è la dea del vulcano Pele, che premia chi si ferma e punisce chi tira dritto. E poi c’era il tipo più inquietante.

Quando l’autostoppista avverte

Nove delle storie raccolte, quasi tutte dalla zona di Chicago, avevano come protagonista una donna anziana che, prima di sparire, faceva una profezia. Annunciava disastri, o la fine della Seconda guerra mondiale. Un paio di loro predissero catastrofi all’Esposizione universale di Chicago del 1933. Le catastrofi non arrivarono, ma le autostoppiste continuarono a comparire.

È la stessa idea della ragazza svedese del 1602: lo spirito sale a bordo per portare un messaggio. Nei decenni successivi i folkloristi hanno raccolto versioni in cui l’autostoppista è un angelo, la Madonna, perfino Gesù, che annuncia la fine del mondo e svanisce dal sedile. In una storia del 1941, nello stato di New York, la misteriosa passeggera fu riconosciuta come Francesca Cabrini, la suora fondatrice di un orfanotrofio della zona, morta più di vent’anni prima.

In queste versioni la ragazza non è una minaccia. È un avvertimento. Chi la ascolta si salva, o almeno capisce. Chi la ignora, nelle storie raccontate attorno al fuoco, fa spesso una brutta fine.

Più antica dell’automobile

La leggenda è molto più vecchia delle strade asfaltate. Prima delle auto c’erano i carri, e prima ancora i viandanti a cavallo, a cui si univa uno sconosciuto che poi spariva. Il folklorista Jan Harold Brunvand, che nel 1981 rese famosa la storia con il libro The Vanishing Hitchhiker, ne ha seguito le tracce fino all’Ottocento europeo.

C’è chi è andato ancora più indietro. Negli Atti degli Apostoli si racconta che Filippo salì sul carro di un funzionario etiope lungo la strada per Gaza. Parlarono delle Scritture, Filippo lo battezzò e subito dopo, dice il testo, lo Spirito lo portò via e l’etiope non lo vide più. Non è una storia di fantasmi, ma la struttura è sorprendentemente simile: un passaggio, un incontro, una sparizione.

Il battesimo dell'eunuco etiope da parte di Filippo, dipinto di Rembrandt del 1626
Rembrandt, Il battesimo dell’eunuco (1626), Museum Catharijneconvent, Utrecht. Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Versioni della leggenda sono state raccolte in Inghilterra, Francia, Russia zarista, Etiopia, Sudafrica, Corea, Romania. Nessuna cultura sembra immune.

Resurrection Mary, la più famosa d’America

Se l’autostoppista fantasma ha un volto, negli Stati Uniti è quello di Resurrection Mary. Secondo la storia, negli anni Trenta una ragazza bionda passò la serata a ballare in una sala da ballo alla periferia sud-ovest di Chicago. Litigò con il suo accompagnatore, se ne andò a piedi lungo Archer Avenue e fu investita da un’auto. Venne sepolta nel Resurrection Cemetery, poco più avanti.

Da allora, raccontano gli automobilisti, una ragazza con un vestito bianco chiede un passaggio su quella strada. Sale, parla poco, a volte chiede di essere accompagnata a casa. Quando l’auto passa davanti al cancello del cimitero, lei non c’è più. Negli anni Settanta un tassista giurò di averla accompagnata fin lì e di averla vista sparire. Qualcuno sostiene di averla vista attraversare il cancello chiuso.

Il cancello del Resurrection Cemetery di Justice, vicino a Chicago, legato alla leggenda di Resurrection Mary
Il Resurrection Cemetery di Justice, Illinois, reso celebre dalla leggenda di Resurrection Mary. Foto di MrHarman, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0.

Chi fosse davvero Mary non si sa. Sono stati proposti diversi nomi di ragazze morte giovani e sepolte lì, ma nessuno corrisponde del tutto. Come sempre, la leggenda è più forte delle prove.

La bionda fantasma di Buzzati

Anche l’Italia ha la sua autostoppista. Nell’estate del 1965 Dino Buzzati partì come inviato del Corriere della Sera per una serie di reportage intitolata “In cerca dell’Italia misteriosa”. Il 10 gennaio 1967 raccontò ai lettori la storia della “bionda fantasma”, una ragazza di nome Màrion, originaria di Treviso, che chiedeva passaggi dopo la sua morte.

Buzzati, da grande scrittore del fantastico, non pretendeva di dimostrare niente. Si chiedeva piuttosto la stessa cosa che si chiedono i folkloristi: come nasce una storia così, e perché tutti sono sicuri che sia successa davvero a qualcuno che conoscono.

E infatti la versione italiana circola ancora oggi con dettagli locali: la provinciale di casa, il ponte del paese, la curva dove “tanti anni fa” è morta una ragazza. È il segreto di questa leggenda. Si adatta a ogni strada, perché ogni strada ha avuto i suoi morti.

Perché non smettiamo di raccontarla

I folkloristi hanno dato molte risposte. L’autostoppista fantasma è nata, nella sua forma moderna, quando l’automobile ha cambiato il modo di viaggiare, con tutto il suo carico di incidenti e di paura. Racconta l’incontro con uno sconosciuto, che è sempre un rischio. E dà forma a un’idea antichissima: che chi muore all’improvviso, lontano da casa, cerchi ancora la strada per tornarci.

C’è anche qualcosa di consolatorio. La ragazza non fa male a nessuno. Chiede solo un passaggio, una giacca, qualcuno che la ascolti. E chi si ferma, in un certo senso, l’aiuta ad arrivare.

Gli scettici fanno notare che nessuna di queste storie è mai stata verificata, che i protagonisti sono sempre amici di amici e che i dettagli cambiano a ogni racconto. Hanno ragione. Ma resta il fatto che, ogni notte, da qualche parte nel mondo, qualcuno vede una figura sul ciglio della strada e si chiede se fermarsi.

Le daresti un passaggio?
Nel nostro gioco Sopravvivi alla leggenda l’autostoppista è del tipo che avverte. Quando dice «Rallenta», conviene ascoltarla. E nella nostra versione c’è una regola in più, inventata da noi: non guardarla mai nello specchietto.

Se le storie di strade e fantasmi vi tengono svegli, leggete anche la leggenda di Bloody Mary, il nostro viaggio nei 5 hotel infestati dove puoi davvero dormire e la storia del fantasma di Isabella de’ Medici.

🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.

☕ Sostieni Emadion su Ko-fi

Fonti

Immagine in evidenza: strada nella nebbia di notte, foto di Famartin, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *