Nel 1949 un ragazzo di 14 anni del Maryland, noto con lo pseudonimo di Roland Doe, fu sottoposto a una serie di esorcismi, tra Washington e St. Louis, da preti gesuiti. Il caso ispirò il romanzo L’esorcista di William Peter Blatty (1971) e il film del 1973. Diversi ricercatori ritengono che fosse un ragazzo disturbato o che cercasse attenzioni. È morto nel 2020.
Roland Doe (a volte anche Robbie Mannheim) è il nome che è stato dato a un ragazzo di 14 anni sottoposto a una serie di esorcismi negli Stati Uniti alla fine degli anni ’40, nel 1949.
Nonostante il suo nome sia rimasto segreto, la sua storia è diventata molto popolare e probabilmente anche tu la conosci. Perché?
Perché l’esorcismo di Roland Doe ha ispirato prima il libro e poi il film “L’Esorcista”.
Roland Doe
Non si sa molto di Roland prima dell’esorcismo. Si sa che è nato nel 1935 in una famiglia luterana di origine tedesca e che negli anni ’40 vive a Cottage City, nel Maryland.
Essendo figlio unico le uniche persone con cui interagisce e gioca sono adulti, soprattutto la zia Harriet, una spiritualista che gli insegna anche a usare la tavola ouija.
Dopo la morte di Harriet la famiglia comincia a notare fatti insoliti.
- sente rumori strani
- i mobili cambiano posizione da soli
- alcuni oggetti cominciano a levitare quando Roland è nei paraggi
La famiglia, luterana, si rivolge quindi al pastore luterano Luther Miles Schulze e gli chiede consiglio.
Schulze oltre a essere un pastore si interessa di parapsicologia e invita Roland a casa sua per vedere se quello che dice la famiglia è vero.
Anche il pastore racconta di aver visto con i suoi occhi alcuni oggetti muoversi da soli, anche se il parapsicologo Joseph Banks Rhine sospettò che avesse esagerato i fatti senza rendersene conto, e consiglia alla famiglia di Roland di consultare un prete cattolico.
I primi esorcismi
La famiglia accetta il consiglio e Roland viene sottoposto a vari esorcismi, uno di questi condotto dal prete Edward Hughes nel Georgetown University Hospital, un ospedale gesuita.
Durante questo esorcismo Roland viene legato al letto, ma, non si sa come, riesce a liberare un braccio e a prendere una molla del materasso.
Con questa molla ferisce il braccio di Hughes e l’esorcismo viene annullato.
Dopo gli esorcismi falliti sul corpo del ragazzo compaiono dei graffi inspiegabili. La madre, originaria di St. Louis, nel Missouri, vuole cambiare aria e quando tra i graffi sulle costole del figlio appare la parola “LOUIS”, la famiglia decide di partire. A St. Louis un cugino di Roland, studente alla Saint Louis University, si mette in contatto con uno dei suoi professori, il prete gesuita Raymond Bishop.
Bishop, insieme al collega William S. Bowdern, fa visita a Roland e quello che vede lo spingerà a richiedere il permesso per effettuare un esorcismo.
Anche Bishop vede oggetti volare per la stanza, ma non solo. Il letto a cui Roland è legato trema e la voce del ragazzo diventa gutturale mentre pronuncia frasi in latino.
Inoltre, proprio come nel caso di Anneliese Michel, Roland sembra provare un’avversione per tutto ciò che è sacro.
L’esorcismo definitivo
L’arcivescovo autorizza l’esorcismo, che si svolge all’Alexian Brothers Hospital, nel sud di St. Louis. Secondo un resoconto vi assistono in tutto 48 persone, nove delle quali gesuiti. Una di queste è Walter H. Halloran, prete cattolico che sta lavorando nel reparto psichiatrico di un ospedale.
Durante l’esorcismo, racconterà Halloran, sul corpo del ragazzo compaiono segni e parole come
“Male” e
“Inferno”
Durante il rito, in un attacco di violenza, Roland romperà il naso a Halloran.
Dopo l’esorcismo

Dopo l’esorcismo si riporta che Roland è stato effettivamente liberato dai demoni che si erano impossessati del suo corpo e che ha vissuto una vita tranquilla.
Raymond Bishop tenne un diario dettagliato dell’esorcismo e già nel 1949 alcuni giornali pubblicarono articoli anonimi sul caso. Questa storia ispirò lo scrittore William Peter Blatty per il suo romanzo L’esorcista, uscito nel 1971, dal quale due anni dopo è stato tratto il famosissimo film.
Non manca chi sostiene che il povero Roland fosse affetto da una qualche malattia mentale e non fosse veramente posseduto, o chi dice che tutta la vicenda sia stata enormemente gonfiata per farci una storia e ricavarci soldi.
Uno scrittore, Mark Opsasnick, affermò di avere trovato la famiglia di Roland e di avere parlato con parenti e amici del ragazzo.
Da queste conversazioni è emerso che il ragazzino giocava spesso degli scherzi a parenti e conoscenti e l’autore è quindi giunto alla conclusione che anche la possessione fosse stata uno scherzo orchestrato da Roland per ricevere attenzioni. Lo stesso Halloran, secondo Opsasnick, non aveva mai sentito cambiare la voce del ragazzo e pensava che si limitasse a ripetere le parole latine sentite dai preti. Prima di morire, Halloran disse di non sentirsi in grado di affermare con certezza che il ragazzo fosse posseduto. Già nel 1993 lo scrittore Thomas B. Allen, nel libro Possessed, era arrivato alla conclusione che si trattasse solo di un ragazzo molto disturbato.
Nel dicembre 2021 la rivista Skeptical Inquirer ha rivelato la vera identità di Roland Doe: era un uomo nato nel 1935 e morto il 10 maggio 2020, che dopo quei fatti aveva vissuto, come raccontò Halloran, “una vita piuttosto normale”.
La verità però rimarrà per sempre un mistero per tutti tranne che per i presenti al rituale.
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