La statua di Masakichi, la sconcertante realizzazione di un amore maledetto

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In breve
Hananuma Masakichi (1832-1895) era uno scultore giapponese di bambole iperrealistiche. Secondo la leggenda, convinto di morire di tubercolosi, nel 1885 creò una statua di sé stesso perfetta, con i propri capelli, unghie e denti, da lasciare alla donna amata. Lei lo lasciò e lui guarì. Oggi la statua appartiene a Ripley’s, ma alcuni esperti dubitano che sia davvero un autoritratto.

Negli abissi oscuri dell’arte macabra, poche opere possono vantare una storia tanto avvincente quanto la statua di Masakichi.

Hananuma Masakichi, un talentuoso scultore giapponese del XIX secolo, era un uomo destinato a diventare leggenda. Quando la sventura ha bussato alla sua porta sotto forma di una malattia incurabile, il suo amore ardente e disperato per una donna lo ha spinto verso una decisione estrema. Desiderava creare un’opera d’arte così reale, così viva, che potesse sostituirlo nel cuore della sua amata dopo la sua inevitabile morte.

E in effetti, quando si metteva in posa di fianco ad essa, le persone faticavano a capire chi fosse l’uomo e chi l’opera.

Un’oscura creazione

Masakichi scultura

Per tre lunghi e tormentati anni, Masakichi si è ossessionato sulla creazione di un doppione perfetto di se stesso. L’arte della statua di Masakichi risiede nella sua stupefacente precisione e realismo, frutto di un processo di realizzazione doloroso e dettagliato. Usando il suo corpo come modello, Masakichi si studiava attentamente attraverso una serie di specchi, dedicando innumerevoli ore a scolpire ogni dettaglio. La statua non è ricavata da un blocco unico, ogni dettaglio veniva scolpito su piccoli tasselli di legno, che venivano poi uniti senza chiodi grazie a incastri a coda di rondine e colla. Ogni venatura, piega e ruga della pelle veniva ricreata con un’ossessione maniacale.

Ma ciò che rendeva la statua così inquietante nella sua autenticità erano i dettagli personali che l’artista incorporava: i propri capelli erano impiantati sul cranio della scultura, i pori incisi uno a uno e i corrispondenti peli impiantati sulla statua e si dice che abbia dato alla statua persino le sue unghie, strappandosele, e i suoi denti. Almeno, così vuole la leggenda.

Questa dedizione quasi masochistica alla sua arte trasformava la statua in qualcosa di più di una semplice rappresentazione; diventava un frammento della sua stessa essenza, un ibrido tra legno e uomo che continua a incutere sgomento e ammirazione.

Masakichi, nella sua forma legnosa, sembra vivo; ogni venatura, piega e imperfezione della pelle è esposta con una precisione quasi innaturale. Alla fine scolpì e dipinse degli occhi in vetro praticamente identici ai suoi e anche un paio di occhiali.

Ma il vero orrore risiede nel motivo della sua creazione: un omaggio per l’amata, una rappresentazione eterna del suo amore, destinata a durare molto oltre la morte.

Statua Masakichi – L’idea della creazione

All’origine della creazione della sua statua c’è una storia d’amore tanto intensa quanto tragica. Hananuma Masakichi, affetto da una malattia che riteneva mortale, fu sopraffatto dal pensiero di lasciare la sua amata da sola nel mondo. Consumato dall’idea della sua imminente scomparsa e animato da un desiderio ardente di non venire mai dimenticato, decise di scolpire un doppione perfetto di se stesso. Questo non era soltanto un gesto artistico, ma un’offerta d’amore: voleva lasciarle una versione “eterna” di sé, una presenza tangibile che potesse sostituire la sua assenza fisica. Così, ogni dettaglio scolpito, ogni capello impiantato, ogni unghia e dente incorporato nella statua, era un messaggio d’amore e di eternità per l’amata, un modo per assicurarsi che la sua presenza sarebbe rimasta accanto a lei, in qualche forma, per sempre.

Un doloroso rifiuto

Ma come in ogni storia di amore e ossessione, c’è una svolta tragica. Dopo tutti gli sforzi e il dolore impiegati nella sua creazione, la donna a cui era destinata l’ha respinto. Incapace di sopportare la vista di quella replica troppo reale, ha lasciato Masakichi e la sua “creazione” a un destino di solitudine.

Secondo la leggenda l’artista credeva di avere la tubercolosi, ma non morì. Si riprese, sopravvisse altri dieci anni, perse l’amata e morì in povertà nel 1895.

Leggenda o realtà?

Hananuma Masakichi, nato nel 1832, era uno scultore specializzato in iki-ningyo, le “bambole viventi” iperrealistiche che nel Giappone dell’Ottocento venivano esposte a pagamento, un po’ come le statue di cera di oggi. Aveva imparato l’arte a Tokyo negli anni Settanta dell’Ottocento e diverse sue opere sono finite in collezioni americane e inglesi. La statua, completata nel 1885, è a grandezza naturale e lo ritrae nudo, con un perizoma, mentre tiene in mano una piccola maschera, il simbolo del suo mestiere. Non si vede nemmeno una giuntura, e gli occhi di vetro sono anatomicamente perfetti.

Non tutti però credono alla storia d’amore. Alcuni esperti fanno notare che nel Giappone di quel periodo non esisteva una tradizione di autoritratti, e che la statua potrebbe essere semplicemente una bambola iperrealistica, non per forza con il volto dello scultore. Anche i capelli sarebbero veri, ma non necessariamente i suoi: all’epoca si potevano comprare nei negozi. Gli articoli dell’epoca la definivano un autoritratto, ma non parlavano della malattia né dell’amata. Quei dettagli sarebbero comparsi più tardi, nelle pubblicità.

Il viaggio della statua

Tra il 1895 e il 1906 circa la statua fu esposta a San Francisco, in un locale chiamato Art Saloon. È lì che la vide Robert Ripley, che se ne innamorò subito ma non poteva permettersi di comprarla. Quando diventò famoso con il suo Believe It or Not!, la statua era sparita. La cercò per anni e nel 1934, alla morte del proprietario, riuscì finalmente a comprarla per soli 10 dollari. Diventò subito il suo pezzo preferito: la mandò all’Esposizione universale di Chicago e a volte, di notte, la metteva nelle stanze degli ospiti per spaventarli.

Nel 1994 la statua fu danneggiata dal terremoto di Northridge, in California: era esposta su una piattaforma girevole e la scossa la fece volare giù. Servirono quattro mesi di restauro per rimetterla in sesto. Oggi, secondo Ripley’s, l’originale si trova all’Odditorium di Ripley’s ad Amsterdam, in piazza Dam, mentre una replica è esposta a Londra. Un monito per chiunque osi sfidare i confini dell’amore, della vita e della morte.

La statua di Masakichi ci ricorda che le storie più inquietanti possono nascere da verità umane e passioni terrene. Una creazione che, nella sua strana e macabra bellezza, continua a tormentare e affascinare chiunque incroci il suo sguardo.

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Fonti

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