La trapanazione del cranio è forse l’intervento chirurgico più antico conosciuto: i primi crani forati risalgono a 7.000-10.000 anni fa e la pratica è nata in modo indipendente in tutto il mondo. Nel XX secolo alcune persone, come Bart Huges nel 1965 e Amanda Feilding nel 1970, si sono trapanate il cranio da sole convinte di trarne benefici. È una pratica pericolosissima e senza prove scientifiche.
La medicina nel corso degli anni ha usato molti metodi che oggi definiremmo barbari. Pensa, ad esempio, all’elettroshock o alla lobotomia. Esiste anche un altro metodo, usato sin dal paleolitico e in ogni parte del mondo, che servirebbe a curare molteplici malanni o malesseri: la trapanazione e autotrapanazione del cranio.
Se pensi che sia una cosa da medioevo, continua a leggere: rimarrai sorpreso!
Origini della trapanazione del cranio
La trapanazione del cranio, nonostante possa sembrare pericolosissima, è stata usata dall’uomo sin da tempi antichi.
Le prime tracce risalgono a 7.000-10.000 anni fa ed è forse l’intervento chirurgico più antico di cui abbiamo prove archeologiche. In un sito funerario in Francia del 6500 a.C., 40 crani su 120 presentano fori di trapanazione e nel mondo ne sono stati trovati oltre 1.500 solo del Neolitico, tra il 5 e il 10% di tutti i crani di quell’epoca.
Un altro dato sorprendente è che questa pratica veniva usata in varie parti del mondo e in civiltà diverse senza che queste fossero entrate in contatto fra di loro.
Questo significa che diverse civiltà sono ricorse alla trapanazione del cranio in modo autonomo.
Perché trapanare il cranio?
Molti crani che presentano fori sono stati ritrovati in varie parti del mondo, ma perché l’uomo ha sentito il bisogno di farsi dei buchi in testa?
Per quanto riguarda le civiltà antiche di cui non abbiamo testimonianze scritte, gli studiosi possono solo fare delle ipotesi.
Le teorie più accreditate sono quelle che vedono i fori nel cranio come via per fare uscire i demoni presenti nel paziente, quindi dei veri e propri esorcismi.
In alcune zone dell’attuale Messico, come l’Oaxaca e il grande sito zapoteco di Monte Albán, invece, sono stati ritrovati crani con più di un foro presente. Questo potrebbe significare che i fori avevano un significato religioso o erano indice di uno stato sociale più alto.
Con cosa si trapanava nell’antichità?

Ma se i crani perforati che sono stati rinvenuti risalgono anche a 10.000 anni fa, come venivano fatte le trapanazioni?
Venivano usati strumenti tenuti in mano, ricavati da pietre appuntite come l’ossidiana o da ossa. Con la scoperta dei metalli sono stati poi usati scalpelli di bronzo.
Sappiamo che i fori sono artificiali e non un risultato di traumi per la forma del foro ma anche perchè i crani presentano segni di guarigione.
La trapanazione infatti non andava a toccare il cervello e la ferita del paziente si curava.
La pietra della follia
A partire dal XV secolo le pratiche di medicina cominciano a essere sempre meglio descritte e dettagliate, fra queste anche la trapanazione.
Ci sono molte incisioni e rappresentazioni di questa pratica che veniva usata per curare le malattie mentali e l’epilessia.
In particolare si pensava che esistesse una “pietra della follia” che doveva essere estratta dal cranio del paziente prima che rovinasse completamente il cervello.
La trapanazione oggi
Anche oggi possono essere praticati dei fori nel cranio a scopi medici, per fortuna con metodi moderni e meno pericolosi e solo in casi precisi.
Tuttavia c’è chi sentiva la mancanza delle care e vecchie trapanazioni casalinghe e qualcuno ha pensato di porre rimedio al problema.
Un bibliotecario olandese, Bart Huges, che aveva studiato medicina ad Amsterdam senza però ottenere la laurea, il 6 gennaio 1965 ha infatti deciso di trapanarsi il cranio da solo.
Secondo la sua teoria, quando l’uomo ha cominciato a camminare eretto il cervello avrebbe perso sangue, e un foro nel cranio avrebbe permesso al sangue di fluire meglio, provocando uno stato di “sballo” permanente. Huges è morto nel 2004, a 70 anni, per una malattia cardiaca. E non è stato l’unico. Nel 1970 una donna inglese, Amanda Feilding, ha deciso di trapanarsi il cranio dopo che vari dottori si erano rifiutati di farlo.
Amanda ha deciso di aprirsi un buco in testa per “far fluire meglio il sangue” e trarre benefici psicologici.
Secondo lei la pratica ha funzionato e ne ha fatto anche un breve film d’arte, Heartbeat in the Brain. In seguito è diventata una nota sostenitrice della riforma delle politiche sulle droghe e nel 1998 ha fondato la Beckley Foundation, che finanzia ricerche scientifiche sugli effetti delle sostanze psicoattive sul cervello. È morta il 22 maggio 2025, a 82 anni.
Va detto chiaramente che l’autotrapanazione è estremamente pericolosa: può provocare infezioni, emorragie e danni cerebrali permanenti, e non esiste alcuna prova scientifica dei benefici sostenuti da Huges e Feilding.
E tu, ti trapaneresti il cranio se questo servisse a farti sentire meglio? Dillo nei commenti!
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