Cinque storie di persone dichiarate morte e sepolte, o quasi sepolte, mentre erano ancora vive: Octavia Smith Hatcher (Kentucky, 1891), Mina El Houari (Marocco, 2014), Angelo Hays (Francia, 1937), Essie Dunbar (South Carolina, 1915) e Neysi Pérez (Honduras). Alcune sono ben documentate, altre sono a metà tra cronaca e leggenda.
Quella di essere sepolti vivi è una paura comune a molti, tanto da avere un nome: tafofobia. Per le persone protagoniste di queste vicende, però, l’incubo è diventato realtà.
Octavia Smith Hatcher
Octavia Smith è una giovane di Pikeville, in Kentucky, figlia di una delle famiglie più in vista della città. Nel 1889 sposa James Hatcher, un ricco uomo d’affari. Nel gennaio 1891, a vent’anni, dà alla luce un figlio, Jacob, che però muore poco dopo la nascita.
Octavia sprofonda in una profonda depressione, resta a letto per mesi e alla fine entra in coma. Il 2 maggio 1891 viene dichiarata morta per cause sconosciute. Fa caldo e in quella zona l’imbalsamazione non è comune, così viene sepolta in fretta.
Poco dopo, secondo la storia che si racconta a Pikeville, altre persone in città si ammalano allo stesso modo e cadono in uno stato simile al coma, ma alcune si risvegliano. Il marito viene preso da un dubbio atroce: e se anche sua moglie si fosse risvegliata? Decide allora di far riesumare il corpo, scoprendo che la sua paura era diventata realtà.
Il rivestimento interno della bara era stato graffiato e strappato e Octavia giaceva morta, con le unghie insanguinate e spezzate e un’atroce smorfia di terrore sul volto.
James la fece seppellire di nuovo e sulla sua tomba fece erigere una statua a grandezza naturale, che si trova ancora oggi nel cimitero di Pikeville. Bisogna dire però che non esistono documenti o articoli dell’epoca che parlino della riesumazione, e c’è chi pensa che sia solo una leggenda locale.
Mina El Houari
Mina è una francese di 25 anni di Cadenet, nel sud della Francia. Nel 2014 conosce un uomo su internet e i due chattano per mesi, finché Mina decide di andare in Marocco per conoscerlo. Il 19 maggio 2014 arriva a Fès e fa il check-in in un hotel. Da quel momento si perdono le sue tracce.
La famiglia, preoccupata, va in Marocco e avverte le autorità, che riescono a rintracciare l’uomo. Lui confessa di averla invitata a cena a casa sua e che durante la serata Mina era crollata a terra. L’aveva vista perdere i sensi, aveva creduto che fosse morta e, preso dal panico, l’aveva sepolta in giardino.
La polizia scava nel punto indicato, trovando il corpo di Mina, insieme a un paio di pantaloni sporchi di fango e a una pala. Purtroppo la giovane soffriva di diabete senza saperlo e quella sera non era morta, ma era entrata in coma. Il suo spasimante, senza rendersene conto, l’aveva sepolta viva, e lei era morta soffocata.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio involontario.
Angelo Hays
È il 1937 e Angelo è un diciannovenne che vive a Saint-Quentin-de-Chalais, in Francia. Un giorno è alla guida della sua motocicletta, quando all’improvviso ne perde il controllo e viene sbalzato a testa in avanti contro un muro di mattoni. Il volto è sfigurato, il medico non trova il battito e lo dichiara morto. Viene sepolto tre giorni dopo.
Poco tempo prima dell’incidente, però, il padre di Angelo aveva stipulato un’assicurazione sulla vita del figlio per una somma cospicua, 200.000 franchi. L’assicurazione, sospettosa, due giorni dopo il funerale chiede la riesumazione del cadavere per verificare la causa della morte.
Quando la bara viene aperta, il corpo di Angelo è ancora caldo e si percepisce un flebile battito. Viene portato subito in ospedale, dove dopo diverse operazioni i medici riescono a salvarlo. La grave ferita alla testa lo aveva fatto cadere in uno stato di incoscienza così profondo da rallentare al minimo le sue funzioni vitali, permettendogli di sopravvivere nella tomba.
Dopo la disavventura Angelo inventa una bara di sicurezza, con tanto di tubo per l’aria, scorte di cibo e un trasmettitore radio per chiedere aiuto, e negli anni Settanta la porta in giro per le fiere di Francia.
Anche qui, però, c’è un ma. Negli anni il suo racconto è cambiato più volte: nel 1958 disse ai giornali di essere rimasto due giorni nella bara e di essere stato scoperto vivo poco prima di essere portato al cimitero, e c’è chi pensa che non sia mai stato davvero sepolto.
Essie Dunbar
Nell’estate del 1915 Essie Dunbar, una donna di 30 anni del South Carolina, viene colpita da un attacco epilettico. I familiari chiamano il medico, il dottor D.K. Briggs di Blackville, che però non trova segni di vita e ne constata la morte. Il corpo viene messo in una bara e il funerale è organizzato per il mattino seguente.
La sorella di Essie non vive in città e per partecipare al funerale deve mettersi subito in viaggio. La cerimonia inizia, ma lei è in ritardo. Il pastore decide di allungare il sermone per permetterle di arrivare e dare l’ultimo saluto a Essie, ma alla fine della cerimonia la donna ancora non si vede. Si decide così di calare la bara nella fossa.
Qualche istante dopo ecco arrivare la sorella, che chiede di riaprire la bara per vedere Essie un’ultima volta. Quando la bara viene aperta, però, Essie si mette a sedere e sorride. Dopo lo spavento iniziale subentra la gioia.
Essie vivrà ancora 47 anni e morirà il 22 maggio 1962. I giornali annunciarono la notizia con un titolo che parlava del suo “ultimo funerale”. Anche in questo caso, però, non esistono articoli dell’epoca sul primo funerale, e il sito di verifica Snopes considera la storia non dimostrata.
Neysi Pérez
Neysi è una ragazza dell’Honduras di 16 anni. Si è sposata da poco ed è incinta di tre mesi. Una notte, dopo essersi alzata per andare in bagno, cade a terra priva di sensi.
I genitori, molto religiosi, credono sia posseduta e chiamano il prete. Neysi non si riprende e decidono di portarla in ospedale, dove tre ore dopo la dichiarano morta.
Viene organizzato il funerale e il giorno dopo il marito va a fare visita alla sua tomba. Resta sconvolto quando sente urla e colpi provenire dall’interno. Lancia subito l’allarme e altri parenti accorrono, spaccando la tomba con dei martelli.
Una volta estratta la bara la aprono e portano Neysi in ospedale, ma ormai è troppo tardi: è morta, probabilmente soffocata.
Più tardi il custode del cimitero dirà che anche lui aveva sentito le urla di Neysi, ma non aveva certo pensato che provenissero da una tomba. Se se ne fosse accorto, forse, Neysi sarebbe ancora viva.
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☕ Sostieni Emadion su Ko-fiFonti
- French woman found buried alive in Morocco, The Local, 2 giugno 2014
- Angel Hays, Wikipedia (en)
- Essie Dunbar funeral discovery, Snopes
- Octavia Hatcher: Buried Alive?, Roadside America
- Terrifying True Stories of People Being Buried Alive, History Hit






