Licantropi e lupi mannari

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I licantropi sono fra le creature più famose delle leggende e del folklore di quasi tutte le civiltà, sin dai tempi più remoti.

Alcune leggende descrivono il licantropo come una persona colpita da una maledizione, mentre secondo altre questa caratteristica si ha dalla nascita. Bisogna però fare una distinzione fra lupo mannaro e licantropo che, secondo alcune tradizioni, non sono sempre sinonimi.

Mentre il lupo mannaro è un lupo mangiatore di uomini, magari descritto come mostruoso, il licantropo (dal greco lykos, lupo, e anthropos, uomo) è una persona che si trasforma in lupo a proprio piacimento. Nelle leggende in cui anche il lupo mannaro è un uomo trasformato, la trasformazione è invece involontaria.

In breve
Il licantropo è l’uomo che si trasforma in lupo, figura presente nel folklore europeo fin dall’antichità. Tra il Cinquecento e il Seicento, soprattutto in Francia e in Germania, decine di persone furono processate e giustiziate come lupi mannari. Oggi la “licantropia clinica” è un raro disturbo psichiatrico in cui la persona crede di trasformarsi in un animale.

Un mito antichissimo

Licaone trasformato in lupo
Licaone trasformato in lupo da Zeus, in un’incisione di Hendrick Goltzius del 1589. Incisione di Hendrick Goltzius, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Uno dei primi licantropi della storia è Licaone, re dell’Arcadia. Secondo il geografo greco Pausania fu trasformato in lupo per aver sacrificato un bambino sull’altare di Zeus Liceo. Nella versione raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi, Zeus si presenta da Licaone travestito da uomo comune, e il re, per mettere alla prova la sua natura divina, uccide un ostaggio e gliene serve le viscere. Disgustato, il dio lo trasforma in lupo. Ed è proprio da Licaone che deriva il nome “licantropo”.

La leggenda

Il licantropo delle leggende si trasforma in lupo a suo piacimento oppure, senza volerlo, nelle notti di luna piena. Se morde una persona senza ucciderla, anche questa diventerà un licantropo. Se viene ferito quando ha la forma di lupo, la ferita rimane nello stesso punto anche quando torna uomo, ed è così che, in molti racconti, viene scoperto.

Per sconfiggerlo, secondo la tradizione più diffusa, serve l’argento: un coltello o una pallottola d’argento.

Lupo mannaro di Cranach
Un lupo mannaro in una xilografia di Lucas Cranach il Vecchio, del primo Cinquecento. Xilografia di Lucas Cranach il Vecchio, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

I processi ai lupi mannari

Tra il Cinquecento e il Seicento, nel pieno della caccia alle streghe, in Europa si celebrarono veri e propri processi ai lupi mannari. Gli accusati, spesso dopo terribili torture, finivano per “confessare” di trasformarsi in lupi grazie a patti con il diavolo, unguenti o cinture magiche.

Francia, 1521. Michel Verdun fu accusato di essere un licantropo dopo che un uomo, aggredito da un lupo, era riuscito a ferirlo. Poco dopo la vittima trovò Verdun con una ferita nello stesso punto. Sotto processo, Verdun confessò e fece il nome di un altro uomo con gli stessi “poteri”, Pierre Bourgot. Entrambi furono condannati a morte con l’accusa di aver ucciso dei bambini sotto forma di lupi.

Germania, 1589. Il caso più famoso è quello di Peter Stumpp, un contadino di Bedburg, vicino a Colonia, passato alla storia come il “lupo mannaro di Bedburg”. Fu accusato di stregoneria, di cannibalismo e di aver ucciso numerose persone, tra cui donne e bambini. Dopo le torture confessò di possedere una cintura donatagli dal diavolo che lo trasformava in lupo. La sua esecuzione, il 31 ottobre 1589, è una delle più brutali di cui si abbia notizia: fu legato a una ruota, la sua carne fu strappata in dieci punti con tenaglie roventi, gli furono spezzati braccia e gambe con il dorso di un’ascia, poi fu decapitato e il corpo bruciato su un rogo. Insieme a lui furono giustiziate la figlia e l’amante. Gran parte di ciò che sappiamo viene da un opuscolo di 16 pagine pubblicato a Londra nel 1590, la traduzione di una stampa tedesca andata perduta.

L'esecuzione di Peter Stumpp
Una xilografia del 1589 di Lucas Mayer che racconta il caso di Peter Stumpp e la sua esecuzione. Xilografia di Lucas Mayer, 1589, pubblico dominio, via Wikimedia Commons

La “bestia feroce” di Milano

Un lupo
Un lupo.

Anche l’Italia ha la sua storia. Nell’estate del 1792, nelle campagne intorno a Milano, una serie di attacchi seminò il terrore. Le vittime erano soprattutto bambini e ragazzi che portavano gli animali al pascolo. Il primo fu un bambino di dieci anni di Cusago, Giuseppe Antonio Gaudenzio, il 5 luglio; seguirono attacchi a Corbetta, Limbiate, Barlassina e nel bosco delle Groane. La gente parlava di una “bestia feroce” dall’aspetto orribile, che qualcuno descriveva come un lupo mannaro.

Le autorità affidarono la caccia nientemeno che a Cesare Beccaria, l’autore di Dei delitti e delle pene, che fece piazzare trappole tutto intorno alla città. Il 13 settembre un lupo cadde in una trappola, ma molti testimoni negarono che fosse la “bestia”. Tutta la vicenda è raccontata in un documento dell’epoca conservato alla Biblioteca Braidense, il Giornale circostanziato di quanto ha fatto la bestia feroce nell’Alto Milanese, che secondo alcuni studiosi fu scritto proprio da Beccaria. Negli stessi decenni, in Francia, la Bestia del Gévaudan faceva altrettanta paura.

La licantropia come malattia

Con il progredire della medicina, la licantropia è stata spiegata come una malattia mentale. Ancora oggi la psichiatria riconosce la “licantropia clinica”: un raro disturbo in cui la persona è convinta di trasformarsi, o di essersi trasformata, in un animale, spesso legato a stati di psicosi.

C’è anche chi ha cercato una spiegazione medica per le leggende. Nel 1963 il medico inglese Lee Illis, del Guy’s Hospital di Londra, ipotizzò che dietro alcuni racconti ci fossero persone affette da porfiria congenita, una malattia che altera la produzione del gruppo eme nel sangue e che può causare sensibilità alla luce, denti rossastri, ipertricosi e disturbi psichici. Ma altri studiosi hanno obiettato che i lupi mannari delle leggende somigliavano a veri lupi, mentre nella loro forma umana raramente avevano qualcosa di strano.

La maggior parte dei racconti di licantropi viene dalla Francia, e c’è chi pensa che proprio queste leggende abbiano influenzato la fiaba di Cappuccetto Rosso, scritta da Charles Perrault nel 1697.

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Fonti

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