Marco Mariolini, l’assassino cacciatore di anoressiche

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In breve
Marco Mariolini, antiquario bresciano, si definiva “anoressofilo”: era attratto solo da donne magrissime e imponeva alle compagne di non mangiare. Nel 1997 pubblicò un libro in cui chiedeva di essere fermato, ma nessuno intervenne. Il 14 luglio 1998 uccise a coltellate l’ex compagna Monica Calò, 29 anni, a Verbania. Fu condannato a 30 anni.

Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”, è un assassino italiano con un’attrazione sessuale verso le donne magrissime, quasi scheletriche. Il 14 luglio 1998 uccide la sua ex compagna, Monica Calò, colpevole di essersi ribellata alle sue violenze, psicologiche e fisiche, e alla privazione del cibo a cui Marco la sottoponeva. Un anno prima aveva scritto un libro in cui si definiva un mostro e chiedeva di essere fermato. Nessuno lo fece.

Marco Mariolini, l’anoressofilo

Marco Mariolini nasce nel 1959 in provincia di Brescia e vive a Pisogne, sulla sponda bresciana del lago d’Iseo, dove fa l’antiquario.

Marco si definisce così, un anoressofilo, una parola che si è inventato da solo. Sin dall’infanzia è infatti attratto da donne magre, filiformi, scheletriche. Proprio a causa di questa sua parafilia non avrà rapporti sessuali fino ai 19 anni perché non trovava una ragazza sufficientemente magra per lui.

Poi, un giorno, conosce Lucia con la quale avrà il suo primo rapporto sessuale. Più avanti dirà che questo rapporto non era stato molto soddisfacente, in quanto si aspettava che Lucia fosse molto più magra.

I due cominciano una storia che si interrompe quando Marco lascia Lucia prima di partire per Pisa, per il servizio militare. Decide di lasciarla perché è convinto che a Pisa troverà molte donne più magre di Lucia, ma una volta arrivato si rende conto che la città non è piena di anoressiche.

Comincia a pensare a lei, la cerca, la riconquista e i due si sposano. Lucia per compiacere Marco dimagrisce moltissimo, fino a ridursi pelle e ossa. In questo modo Marco prova attrazione per lei, ma l’amore che Lucia prova per lui comincia a diminuire e Marco se ne rende conto.

Nel giro di pochi anni Lucia rimane incinta due volte e Marco, durante le gravidanze, prova repulsione per il suo corpo non più ossuto e cerca delle amanti anoressiche. Poi, come racconterà lui stesso, per il bene di Lucia e dei suoi figli, la lascia definitivamente, pur rimanendo in buoni rapporti. È probabile che questa separazione le abbia salvato la vita.

Mariolini a caccia di anoressiche

Marco Mariolini

Dopo aver lasciato Lucia, Marco ha bisogno di un’altra donna scheletrica o disposta a perdere peso per lui.

Prova a uscire con delle ragazze anoressiche, ma si rende conto che la loro malattia non permette loro di amarlo né di avere una relazione sentimentale. Lui ha bisogno di una donna con cui vivere in simbiosi. Più che una donna malata, cerca una donna “normale” disposta a diventare pelle e ossa per lui.

Comincia così a pubblicare annunci sui giornali, nei quali cerca, “a scopo convivenza o matrimonio”, donne magre, anzi magrissime. Una delle risposte arriva da una studentessa incuriosita da queste richieste particolari: Monica Calò.

Monica ha dieci anni meno di lui, viene da Domodossola, in Piemonte, ha origini siciliane e studia logopedia. Le persone che la conoscevano la descrivono come una ragazza brillante, sensibile e insicura.

Lui comincia a diventare ossessionato da lei e cerca di convincerla ad andare a vivere insieme. Lei, dopo molte minacce e pressioni psicologiche, cede.

C’è da sottolineare che in questo periodo il lavoro di Mariolini va male e Monica lo aiuta molto economicamente, prestandogli decine di milioni di lire, ricavati vendendo un appartamento.

La convivenza all’inizio sembra procedere tranquilla, ma Marco ben presto esige che Monica perda sempre più chili. La obbliga a pesarsi più volte al giorno e si infuria se lei prende qualche etto. La isola dalla famiglia e dalle amiche e la controlla in ogni momento della giornata.

Le impedisce di mangiare, ma la porta comunque al ristorante e mentre lui mangia tutto ciò che desidera, a lei permette di ordinare solo un tè.

La ribellione di Monica

Marco Mariolini

È proprio durante una di queste uscite al ristorante che Monica decide di ribellarsi. Mentre Marco è in bagno approfitta per ordinare per lei un piatto di gnocchi. Quando le vengono portati al tavolo Marco non può credere ai suoi occhi.

Monica sta mangiando un piatto di gnocchi davanti a lui! Marco si infuria e cerca di strapparle il piatto, ma lei lo prende e scappa in cucina. Lui la segue e la riporta al tavolo dove la schiaffeggia, poi tornano a casa.

Lì il litigio esplode: Marco la umilia e la costringe a passare la notte sul pavimento, al freddo. Poi va a letto e si addormenta.

Monica a questo punto è distrutta. È debolissima, ha fame e Marco la costringe a stare con lui con le minacce. Le impedisce di vedere o sentire la sua famiglia, la controlla 24 ore su 24 e la picchia.

La ragazza allora prende un martello e colpisce Marco nel sonno. Lui se la cava con un trauma cranico e qualche giorno di ospedale. Monica si autodenuncia per tentato omicidio e finisce agli arresti domiciliari a Domodossola, dalla sua famiglia. Marco non la denuncia, anzi la difende, e lei piano piano si allontana da lui.

Marco però non si rassegna. La tartassa di lettere e di telefonate: lei deve tornare a vivere con lui. Monica registra le telefonate e le porta ai carabinieri, e alla fine lo denuncia a sua volta.

Il libro: “Fermatemi”

Mentre Monica è lontana, e lui è ormai pieno di debiti, Marco scrive un libro autobiografico, “Il cacciatore di anoressiche”, con il sottotitolo “La perversione, un buco nero nella psichiatria”. Lo pubblica nel 1997 con la casa editrice Gruppo Edicom e ne invia una copia a Monica, che nel libro chiama Barbara, con questa dedica:

“Con odio e con amore”

Nel libro Mariolini racconta senza filtri la sua ossessione, di cui si sente vittima, e arriva a scrivere di essere un mostro che va fermato prima che uccida qualcuna.

Il 12 maggio 1997, durante una conferenza stampa a Milano per il lancio del libro, ispirato alla sua vita con Monica, Mariolini dice apertamente che potrebbe compiere un gesto terribile e che dovrebbe essere fermato. In sala ci sono anche due carabinieri, che mandano un’informativa alla procura. Ma i fatti raccontati nel libro sono prescritti, oppure si possono perseguire solo con una querela della vittima: la legge non permette di fare niente. E molti giornali liquidano la conferenza come una trovata pubblicitaria per vendere più copie.

Nessuno lo ascolta, e circa un anno dopo compirà davvero quel gesto estremo.

L’omicidio di Monica

Mariolini riesce a convincere Monica a vedersi un’ultima volta, promettendole di essere cambiato. Lei però pone delle condizioni: deve essere di giorno e in un luogo affollato.

Monica ha paura che Marco la voglia rapire e ha ragione. Lui ha infatti portato in macchina delle catene, del nastro adesivo e un coltello.

È il 14 luglio 1998, una giornata di caldo afoso. I due si incontrano a Intra, frazione di Verbania, e passeggiano in riva al Lago Maggiore. Marco prega Monica di tornare con lui. Lei rifiuta e lui diventa violento. Non capisce? Lui ha bisogno di lei!

Marco la assale e Monica comincia a urlare. Lui le tappa la bocca, dicendole di stare zitta, ma appena le libera la bocca Monica urla di nuovo, più forte di prima.

A questo punto Marco è accecato dall’ira: prende il coltello e la colpisce ventidue volte. Monica muore lì, sulla riva del lago, a 29 anni. Lui si butta in acqua e nuota verso il largo, forse per farla finita, ma viene raggiunto e arrestato dalle forze dell’ordine, arrivate pochi minuti dopo.

Il lungolago di Intra, a Verbania, sul Lago Maggiore
Il lungolago di Intra, a Verbania. Foto di Giovanni Dall’Orto, uso libero con attribuzione, via Wikimedia Commons

Il processo e la condanna

Mariolini sceglie il rito abbreviato, che prevede uno sconto di pena. Il 30 marzo 2000 viene condannato a 30 anni di carcere per omicidio volontario premeditato. Le perizie lo giudicano capace di intendere e di volere: la sua parafilia non gli impediva di capire quello che faceva.

Nell’intervista rilasciata a Franca Leosini per “Storie Maledette”, nella puntata “Il collezionista di anoressiche” andata in onda su Rai 3 nel 2001, sostiene di averlo fatto perché non aveva altra scelta. Franca Leosini ha raccontato che, in tanti anni di interviste a persone condannate per omicidio, solo con lui aveva perso per un momento la sua serenità.

Monica non aveva voluto tornare da lui per lasciarsi morire di fame e non gli ha lasciato nessuna scelta se non quella di ucciderla. Questa, almeno, è la sua versione.

Il killer non si ritiene affatto colpevole dal punto di vista morale e crede che Monica viva in lui.

Primo amore, il film

Il libro di Mariolini ha ispirato il film Primo amore di Matteo Garrone, uscito nel 2004 e presentato in concorso al Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’argento per la colonna sonora. Nel film, un orafo vicentino interpretato da Vitaliano Trevisan costringe la compagna a dimagrire fino a ridursi pelle e ossa.

Negli anni la storia è stata raccontata anche in televisione, da Rai 3, La7 e Nove, e in molti podcast di cronaca nera.

Che fine ha fatto Marco Mariolini

Mariolini ha scontato la sua pena tra le carceri di Verbania, Bergamo e Pavia. Nel 2020 ha ottenuto uno sconto di 45 giorni per le condizioni disumane in cui era stato detenuto, e ha finito di scontare la condanna nell’estate del 2021.

Non è però tornato libero. Il tribunale di sorveglianza lo ha giudicato ancora socialmente pericoloso e ha disposto una misura di sicurezza in una struttura psichiatrica di Torino, dove si trova ancora oggi, a 67 anni. La misura viene rivalutata periodicamente. Secondo il suo avvocato lavora come bibliotecario, ha contatti con i figli e non ha molta voglia di uscire, anche perché non ha una casa né un lavoro dove andare.

La storia di Monica, oggi, viene spesso ricordata come un esempio di femminicidio annunciato: una donna che aveva fatto tutto il possibile per proteggersi, che aveva denunciato, che aveva accettato l’ultimo incontro solo in pieno giorno e in mezzo alla gente, e che nessuno è riuscito a salvare.

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