- Chi: Grigorij Efimovič Rasputin (Pokrovskoe, 21 gennaio 1869 – San Pietroburgo, 30 dicembre 1916).
- Perché è famoso: mistico e guaritore, divenne il confidente dello zar Nicola II e della zarina Aleksandra.
- Morte: ucciso nel Palazzo Jusupov da un gruppo di nobili guidato dal principe Feliks Jusupov.
- Il mito: la storia del veleno che non funziona e dell’annegamento è smentita dall’autopsia: morì per un colpo di pistola alla testa.
Grigorij Efimovič Rasputin nacque il 21 gennaio 1869 a Pokrovskoe, un villaggio della Siberia occidentale. È stato un mistico ed è famoso per essere stato il consigliere dello zar Nicola II.
Come tutte le persone carismatiche si era anche fatto dei nemici e la sua storia viene spesso cambiata per farlo sembrare uno stregone malvagio. Quindi stregone amante dell’occulto o semplice persona carismatica incompresa?
L’infanzia
Rasputin nacque in una famiglia di contadini. Non frequentò nessuna scuola, come d’uso fra i contadini di quell’epoca, e aiutava con il lavoro. Si dice abbia sempre avuto una forte personalità, sin da bambino, ma della sua infanzia non si hanno che poche notizie.
A 18 anni, nel febbraio 1887, sposò una ragazza del posto, Praskov’ja Dubrovina, ed ebbe 7 figli, ma solo tre arrivarono all’età adulta: Dmitrij, Marija e Varvara. La moglie rimase sempre a Pokrovskoe e gli fu fedele fino alla sua morte.
Nel 1897, a 28 anni, Rasputin lasciò il suo villaggio natale e la sua famiglia per partire in pellegrinaggio, e passò un periodo nel monastero di Verchotur’e. Le ragioni non sono chiare: secondo alcuni fu una crisi spirituale, forse legata alla morte di un figlio, secondo altri una visione della Madonna o di san Simeone di Verchotur’e, secondo altri ancora voleva sfuggire a un’accusa di furto di cavalli.
Vicino al convento viveva l’eremita Makarij, che ebbe una grande influenza su Rasputin, tanto che una volta tornato a casa era diventato molto religioso, non bevendo più alcol né mangiando più carne.
La religione

Successivamente anche la visione che disse di avere avuto della Madonna di Kazan lo spinse sempre più verso una vita religiosa e mistica.
In questo periodo venne spesso identificato come uno strannik, un religioso pellegrino, e la sua fama di mistico e guaritore cominciò a crescere. Le sue abilità divennero tanto famose che anche persone altolocate e influenti ricorsero a lui, finché nel 1905 venne presentato anche allo zar.
Il piccolo zarevič, Aleksej, soffriva di emofilia, una malattia allora incurabile che faceva sanguinare per giorni anche per una piccola ferita. Dopo che i dottori di corte non erano riusciti a curarlo, la zarina decise di affidarsi a questo famoso guaritore.
Dopo che Rasputin visitò Aleksej, il piccolo cominciò a migliorare sempre di più.
Alcuni storici, tra cui il precettore francese dei figli dello zar, Pierre Gilliard, hanno ipotizzato che il miglioramento fosse dovuto all’interruzione della cura con l’aspirina, un medicinale molto usato all’epoca contro il dolore, che però fluidifica il sangue: un effetto che sarebbe stato scoperto solo negli anni ’50. Rasputin ordinò di non continuare con le cure date dai medici, e questo probabilmente aiutò il piccolo zarevič. Altri pensano che la sua calma riuscisse a tranquillizzare il bambino, cosa che di per sé può aiutare a fermare le emorragie.
La corte dello zar
Dopo questo episodio venne invitato spesso a corte, dove ben presto divenne consigliere della famiglia reale e anche di molti nobili russi.
La sua influenza però non era vista di buon occhio da tutti e presto vennero messe in circolazione strane voci sul suo conto, come quella che fosse l’amante della zarina e che partecipasse a orge.
Una volta la polizia arrivò persino a inviare una lettera allo zar in cui venivano narrate le scorribande notturne di Rasputin, ma in alcune date riportate nelle missive il mistico russo si trovava a corte e lo zar non le prese in considerazione.
Nell’estate del 1914, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, Rasputin venne pugnalato all’addome da una contadina, Chionija Guseva, davanti a casa sua a Pokrovskoe, e rimase a lungo in ospedale a Tjumen’, tra la vita e la morte. Non potendo esercitare il suo carisma sullo zar, gli inviò dei telegrammi in cui lo pregava di non entrare in guerra, ma i suoi consigli non furono ascoltati e la Russia si schierò a favore del Regno di Serbia.
Lo zar pensava che la guerra non sarebbe durata molto, ma si sbagliava. Nel settembre 1915 prese la decisione di guidare personalmente l’esercito, lasciando di fatto il governo in mano alla zarina, che si consultava continuamente con Rasputin.
Molti pensarono che fosse stata una mossa di Rasputin per poter influenzare la zarina e, di conseguenza, essere indirettamente il sovrano di Russia. La zarina, nata principessa tedesca, era già malvista in piena guerra contro la Germania, e Rasputin diventò il simbolo di tutto ciò che non andava a corte.
Quello che stai leggendo, l’articolo che ho preparato per te, è solo un riassunto della vita di Rasputin.
Libri su Rasputin
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La morte
Dato il suo potere, alcuni personaggi noti decisero di ucciderlo: il principe Feliks Jusupov, marito di una nipote dello zar, il deputato Vladimir Puriškevič e il granduca Dmitrij Pavlovič. La notte del 30 dicembre 1916 (il 17 secondo il calendario russo dell’epoca) lo invitarono nel Palazzo Jusupov, sulla Moika, con la scusa di fargli conoscere la moglie del principe, e secondo il racconto di Jusupov gli offrirono pasticcini e vino avvelenati con il cianuro.

Secondo questa versione Rasputin mangiò e bevve molto, ma il veleno non faceva effetto. Jusupov gli sparò allora al petto. Rasputin cadde a terra, ma dopo poco si riebbe, aggredì il principe e riuscì a uscire nel cortile, dove Puriškevič gli sparò di nuovo. I congiurati avvolsero il corpo in un telo, lo portarono in auto fino al ponte Petrovskij e lo gettarono nel fiume, nella Malaja Nevka.
Il corpo venne ritrovato sotto il ghiaccio il 1º gennaio, a circa 200 metri dal ponte. Secondo la leggenda l’autopsia rivelò qualcosa di straordinario: Rasputin sarebbe morto annegato, quindi dopo essere stato avvelenato, colpito da diversi colpi di pistola e preso a bastonate, era ancora in vita.
Ma il medico legale Dmitrij Kosorotov raccontò una storia diversa: il corpo aveva tre ferite d’arma da fuoco, una delle quali sparata a bruciapelo in fronte, una ferita da taglio al fianco e altre lesioni, molte inflitte dopo la morte. Non trovò tracce di veleno né acqua nei polmoni. Rasputin era morto per il colpo alla testa, prima di finire nel fiume. Sua figlia, del resto, raccontò che il padre non mangiava dolci, e difficilmente avrebbe toccato quei pasticcini. Il racconto del monaco indistruttibile, insomma, è in gran parte opera dello stesso Jusupov, che lo pubblicò anni dopo.
Rasputin fu sepolto a Carskoe Selo, ma pochi mesi dopo, con la rivoluzione, il suo corpo venne riesumato e bruciato dai soldati per ordine del nuovo governo.
Il pene di Rasputin
Si dice che durante l’autopsia il suo membro venne asportato e secondo la leggenda misurava circa 30 centimetri.
Si narra poi che sia stato conservato, essiccato, da una nobildonna. Una volta scoperto questo macabro particolare la figlia di Rasputin reclamò la reliquia del padre, che tenne con sé fino alla sua morte.
Successivamente se ne perdono le tracce, ma ora un museo dice di avere il membro di Rasputin conservato in formaldeide. Ma com’è possibile, se era sempre stato conservato essiccato? In realtà Kosorotov, durante l’autopsia, trovò i genitali di Rasputin intatti. Probabilmente la diceria della sua “dote” e il membro in formaldeide sono stati messi in circolazione per sostenere le teorie che lo volevano come amante della zarina e uomo libertino che amava le orge.
Io penso invece che sia stato solo un uomo religioso e molto carismatico che credeva nel potere delle preghiere e della meditazione.
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