- Cos’è: una pietra a forma di piramide, alta circa 25 centimetri, con un occhio in rilievo sulla cima.
- Dove e quando: a La Maná, in Ecuador, nel 1984, secondo il racconto di chi l’ha resa famosa.
- Particolarità: diventa fluorescente sotto la luce ultravioletta e sulla base avrebbe le stelle della cintura di Orione e un’iscrizione.
- Chi l’ha resa famosa: il curatore di mostre austriaco Klaus Dona.
- Studi scientifici: nessuno; non si conoscono il contesto di ritrovamento né una datazione.
Uno dei misteri più discussi degli ultimi decenni è sicuramente la cosiddetta piramide nera. La pietra a forma di piramide, alta 25 centimetri, sarebbe stata ritrovata insieme ad altri manufatti a La Maná, in Ecuador, nel 1984. Secondo il racconto più diffuso, a trovarla furono alcuni cercatori d’oro che scavavano dei tunnel sotto le montagne coperte di giungla della zona.
Una piramide fluorescente
La particolarità è che sulla pietra sono incise tredici file di mattoni che diventano fluorescenti se illuminate da luce ultravioletta; inoltre sull’apice della piramide è presente in rilievo un occhio, anch’esso fluorescente, che secondo chi l’ha studiato non sembrerebbe nemmeno un occhio umano.
Questo simbolo viene spesso collegato alla setta degli Illuminati di Baviera, fondata nel 1776, e assomiglia molto alla piramide presente sul dollaro americano. In realtà l’occhio dentro un triangolo, detto Occhio della Provvidenza, è molto più antico: compare già nell’arte del Rinascimento come simbolo di Dio che veglia sull’umanità. Sul rovescio del Grande Sigillo degli Stati Uniti, approvato nel 1782 e finito sulla banconota da un dollaro nel 1935, c’è proprio una piramide di tredici file, come le tredici colonie originarie, sormontata dall’occhio.

Ma non finisce qui: sulla base sono presenti tre piccole incisioni, a quanto pare intarsiate in oro, nella forma e posizione delle stelle della cintura di Orione, insieme ad un’incisione in un alfabeto che, secondo il linguista tedesco Kurt Schildmann, sarebbe più antico del sanscrito e verrebbe tradotta come:
“Il Figlio del Creatore viene da qui”.
Secondo questa teoria, lo stesso alfabeto è stato trovato anche su altri manufatti in differenti parti del globo, come Ecuador, Colombia, Stati Uniti, Francia, Malta, Italia, Turkmenistan e Australia. Questo farebbe supporre che sia esistita una lingua globale precedente al sanscrito, che Schildmann chiamava appunto “pre-sanscrito”.
Va detto però che tra questi “altri manufatti” ci sono anche oggetti molto controversi, come quelli di Glozel, in Francia, la cui autenticità è discussa dagli anni ’20, e che nessuna di queste traduzioni è mai stata accettata dai linguisti.
Mappamondo antico in pietra
Ma non è tutto, nello stesso luogo sono stati ritrovati molti altri manufatti incredibili come, ad esempio, un’altra pietra fluorescente rappresentante un cobra reale.
Qualcosa però non quadra, perché questo rettile è originario dell’Asia meridionale e del Sud-Est asiatico e non si trova in Sud America: com’è dunque possibile ritrovare una sua rappresentazione in Ecuador?
Insieme alla piramide e al cobra sono state rinvenute molte altre pietre decorate, tutte con la particolarità di riflettere colori diversi se colpite da luce ultravioletta.
Un altro ritrovamento sorprendente, poi, riguarda delle pietre in cui sono state scavate delle linee che tracciano un rozzo mappamondo. Inoltre, secondo chi lo ha studiato, il luogo di ritrovamento dei reperti e l’antica Babilonia, sulla mappa, sarebbero collegati da una linea. Questo potrebbe essere la spiegazione anche della Fuente Magna?
Chi ha studiato la piramide?
Il problema è proprio questo. A far conoscere la piramide e gli altri oggetti di La Maná è stato soprattutto Klaus Dona, un curatore di mostre austriaco che negli ultimi decenni li ha esposti in mostre e conferenze sui “misteri irrisolti”. Le informazioni sul ritrovamento vengono quasi tutte dai suoi racconti: non si sa con precisione chi li abbia trovati, in quale punto e a che profondità.
Non esistono studi pubblicati su riviste scientifiche, né analisi dei materiali o datazioni. La fluorescenza, di per sé, non è un mistero: molti minerali e anche alcune colle e vernici moderne brillano sotto la luce ultravioletta. Senza un contesto di scavo, è impossibile dire se questi oggetti siano antichissimi o recenti.
Questo confermerebbe davvero alcune teorie secondo le quali proveniamo dallo spazio? O si tratta solo di oggetti affascinanti, ma di origine sconosciuta, a cui è stata costruita intorno una leggenda?
🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.
☕ Sostieni Emadion su Ko-fiFonti
- MessageToEagle, Glowing Black Pyramid With The Third Eye
- Wikipedia, Occhio della Provvidenza
- Wikipedia (EN), Great Seal of the United States
- Wikipedia (EN), Glozel artifacts





