Il Dean’s Blue Hole alle Bahamas

Lusca, il mostro dei blue hole delle Bahamas

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Visti dall’alto sembrano occhi scuri aperti nel mare turchese. Sono i blue hole, le grotte sottomarine che punteggiano le coste e l’interno di Andros, la più grande isola delle Bahamas. Si dice che alcuni siano senza fondo, che sopra di loro si possa navigare tranquilli, ma che immergersi sia pericoloso. Perché laggiù, secondo gli abitanti, vive la Lusca.

In breve
La Lusca è un mostro marino del folklore caraibico, legato soprattutto ai blue hole dell’isola di Andros, alle Bahamas. È descritta come un polpo o una seppia gigantesca, e nelle versioni moderne come un ibrido tra squalo e polpo lungo oltre 20 metri. Non esiste alcuna prova scientifica della sua esistenza.

L’isola dei buchi blu

Andros ha la più alta concentrazione di blue hole del mondo: circa 175 nell’entroterra e una cinquantina nelle acque basse al largo. Si sono formati nel calcare durante le ere glaciali, quando il livello del mare era molto più basso, e molti sono collegati all’oceano da gallerie e passaggi sotterranei, come dimostrò anche un esperimento di Jacques Cousteau. Con le maree, l’acqua entra ed esce da queste cavità formando correnti e vortici improvvisi.

Il Guardian Blue Hole ad Andros
Il Guardian Blue Hole sull’isola di Andros, alle Bahamas (R Pollack at English Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons)

È qui che nasce la leggenda. Secondo la tradizione locale, la Lusca si nasconde in fondo ai buchi blu e con i suoi tentacoli afferra nuotatori e barche, trascinandoli sott’acqua. Sul fondo, racconta qualcuno, giacciono gli scheletri delle sue vittime e i rottami di barche e motori fuoribordo.

«Quello dalle mani pelose»

Le descrizioni più antiche parlano di un polpo gigantesco o di una enorme seppia, a volte di un ibrido metà polpo e metà drago, con potenti tentacoli muniti di ventose, che vivrebbe sia nei blue hole sia nei «banana hole», le cavità dell’entroterra. Gli abitanti la chiamavano anche con un soprannome inquietante: «Quello dalle mani pelose». La versione metà squalo e metà polpo sembra invece un’aggiunta più recente, rafforzata dalla cultura pop, dal film di serie B Sharktopus del 2010 in poi.

Il polpo colossale di Montfort
Il «polpo colossale» disegnato dal naturalista Pierre Denys de Montfort, simbolo dei mostri cefalopodi della tradizione marinara (Pierre Denys de Montfort († 1820), Public domain, via Wikimedia Commons)

Esploratori e polpi giganti

Diversi esploratori hanno sentito parlare della Lusca. Il subacqueo canadese George J. Benjamin, che passò anni a esplorare i blue hole di Andros, ne parlò in un articolo pubblicato su National Geographic nel settembre del 1970; anche Jacques Cousteau fu messo in guardia. Nessuno dei due trovò traccia del mostro.

Più di recente il biologo e conduttore televisivo Jeremy Wade, nella serie River Monsters, indagò sugli incontri nei blue hole di Andros. Dopo aver considerato squali del reef, squali tigre e polpi giganti, concluse che il colpevole più probabile fosse un grande polpo. Nel gennaio del 2011 sulla costa di Grand Bahama si arenò il corpo di quello che ai testimoni sembrò un polpo gigantesco, riaccendendo per qualche giorno le fantasie.

Immagine in evidenza: undefined, Ton Engwirda, CC BY-SA 3.0 nl, via Wikimedia Commons.

La Lusca non è mai stata trovata, e nessun polpo conosciuto si avvicina alle dimensioni che le si attribuiscono. Ma chi si affaccia sul bordo di un blue hole, dove l’azzurro dell’acqua bassa precipita di colpo nel blu scuro dell’abisso, capisce facilmente perché i pescatori di Andros abbiano sentito il bisogno di dare un volto a quel buio.

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Fonti

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