Abe Sada – La Geisha assassina

Posted by
In breve

  • Chi: Abe Sada (Tokyo, 28 maggio 1905 – scomparsa dopo il 1970).
  • Vittima: il suo amante Kichizō Ishida, 42 anni, proprietario del ristorante Yoshidaya.
  • Quando e dove: 18 maggio 1936, in una locanda del quartiere di Ogu, a Tokyo.
  • Condanna: sei anni di carcere per omicidio e mutilazione di cadavere; libera nel 1941.

Abe Sada è stata una geisha e prostituta giapponese, famosa per avere ucciso ed evirato il suo amante e per aver portato con sé nel suo kimono i suoi genitali per alcuni giorni, fino al giorno del suo arresto. Il suo caso sconvolse il Giappone degli anni ’30 e da allora ha ispirato romanzi, film e documentari.

Famiglia

Abe Sada viene da una famiglia medio borghese di fabbricanti di tatami del quartiere di Kanda, a Tokyo. Settima degli otto figli della famiglia, sarà la più giovane dei 4 sopravvissuti. Il padre, che aveva 52 anni quando lei nacque, viene ricordato dalla polizia come un uomo onesto e retto, che non ha mai avuto problemi con la legge, mentre della madre si sa che ha avuto qualche “difetto morale”.

Il fratello di Sada è un donnaiolo, e dopo essersi sposato scappa con i soldi dei genitori. Anche una delle sorelle aveva molti amanti e il padre, per punirla, la mandò a lavorare in un bordello. Questa era una tipica punizione per correggere il comportamento morale delle donne e, una volta fatta ritornare a casa, si sposò.

L’infanzia di Abe Sada

Sada nacque il 28 maggio 1905 ed essendo la più piccola della famiglia Abe, la madre la viziò e le permise di scegliere cosa fare. Sin dall’infanzia mostrò un notevole interesse per il mondo delle geishe e dello spettacolo e volle prendere lezioni di shamisen, strumento legato al mondo delle geishe e della prostituzione.

Da adolescente cominciò a frequentare brutte compagnie e, dopo un episodio traumatico vissuto a 15 anni, divenne un’adolescente ribelle. Dopo essere diventata intrattabile, nel 1922, il padre decise di venderla a una casa di geishe di Yokohama.

La sorella maggiore ricorda che fosse stata volontà di Sada lavorare lì, mentre Sada racconta che era stata mandata lì come punizione del padre, per correggere il suo comportamento promiscuo.

La prostituzione

Non viene però presa a lavorare né come geisha vera e propria né come apprendista geisha (maiko): a 17 anni è considerata troppo grande per seguire il lungo addestramento, e finisce a intrattenere sessualmente i clienti.

Dopo 5 anni contrae la sifilide e da quel momento avrebbe dovuto sottoporsi periodicamente a dei controlli, proprio come le prostitute, che in quel periodo lavoravano legalmente, con una licenza. Decide quindi di diventare una prostituta a tutti gli effetti, perché le avrebbe fatto guadagnare di più.

Comincia a lavorare a Osaka, dove si fa la brutta reputazione di derubare i clienti. Prova varie volte a scappare, ma viene puntualmente ripresa. Dopo qualche anno riesce finalmente nella sua fuga e comincia a lavorare come cameriera. Non trovando però soddisfacente la paga decide di tornare a essere una prostituta, senza licenza questa volta, e nel 1932 comincia a lavorare in un bordello illegale di Osaka.

Nel 1934 la polizia fa una retata e Abe Sada viene arrestata. Un amico del proprietario del bordello, con molti agganci, vede Sada e se ne innamora. Fa in modo di liberarla, la fa diventare la sua amante e le dà una casa e una rendita.

Intervistato più avanti, dirà che era una donna molto forte, che voleva fare l’amore almeno 3 o 4 volte al giorno. All’inizio era grandioso, ma dopo due settimane l’uomo era esausto. Sada gli propone di lasciare la moglie e sposarla, ma lui rifiuta. Gli propone allora di poter avere un altro amante, ma anche questa richiesta non viene accolta e Sada decide di scappare a Nagoya, dove comincia a lavorare come cameriera.

Incontro con Kichizō Ishida

Nel ristorante incontra Gorō Ōmiya e se ne innamora ma, sapendo che il proprietario non avrebbe tollerato una relazione sessuale fra una cameriera e un cliente, nel giugno 1935 decide di andare a Tokyo.

Ōmiya, un professore e banchiere che aspirava a diventare deputato, la raggiunge e, dopo aver saputo che aveva sofferto di sifilide, le paga un soggiorno di cura alle terme di Kusatsu. Le consiglia anche di aprire un piccolo ristorante per diventare indipendente, e di cominciare a fare l’apprendista. Così, all’inizio del 1936, Sada va a lavorare nel ristorante Yoshidaya di Nakano, il cui proprietario è il quarantaduenne Kichizō Ishida.

Ishida, noto donnaiolo, comincia ben presto a farle delle avances. Sada cede, e verso la metà di aprile cominciano la loro relazione. Il 23 aprile si danno appuntamento in una casa da tè, l’equivalente di un motel. Doveva essere un rapido incontro, invece rimangono a letto per giorni. Si spostano poi in altre locande, continuando a bere e a fare sesso, anche mentre le cameriere entravano nella stanza, e Ishida torna al suo ristorante solo l’8 maggio, dopo circa due settimane.

Sada era completamente innamorata di Ishida, e successivamente affermerà che con lui era finalmente riuscita a provare il vero amore. “Non riesco a dire che cosa avesse di così speciale”, raccontò, “ma non si poteva dire nulla di male di lui: del suo aspetto, del suo modo di fare, di come faceva l’amore.”

Dopo il loro incontro amoroso Sada diventa molto gelosa e non può sopportare l’idea che il suo amato torni dalla moglie. Comincia a bere molto e a pensare all’omicidio, che compie poco tempo dopo. Minaccia Ishida di ucciderlo se non lascia la moglie, ma lui più che spaventato sembra divertito.

L’omicidio

abe sada

In una locanda del quartiere di Ogu, durante uno dei loro incontri sessuali Ishida e Sada cominciano a stringersi a vicenda la gola con il laccio del kimono, un gioco che aumentava il loro piacere. Lo fanno per ore, finché il viso di Ishida resta gonfio e deformato. Per calmare il dolore, l’uomo prende trenta compresse di un sedativo.

Secondo il racconto di Sada, mentre si addormentava Ishida le disse: “Mi metterai di nuovo il laccio al collo mentre dormo, vero? Se cominci, non fermarti, perché dopo fa troppo male.” Verso le 2 di notte del 18 maggio, mentre lui dormiva, Sada gli avvolse due volte la sua cintura attorno al collo e lo strangolò.

“Dopo averlo ucciso mi sono sentita completamente in pace, come se mi fossi tolta un grande peso”, disse poi alla polizia.

Rimase qualche ora sdraiata accanto al cadavere, poi con un coltello gli tagliò pene e testicoli e li avvolse nella copertina di una rivista. Con il sangue scrisse sulla coscia sinistra di Ishida e sul lenzuolo “Sada e Kichi, noi due soli”, e gli incise il carattere del suo nome, 定, sul braccio sinistro. Indossò le mutande di lui e, verso le 8 del mattino, uscì dalla locanda dicendo al personale di non disturbare Ishida perché stava dormendo.

Sada fugge e il giorno dopo va a fare compere e al cinema. Poi si nasconde in una locanda di Shinagawa sotto falso nome, scrive delle lettere di addio a Ishida, a Ōmiya e a un’amica e pianifica di togliersi la vita una settimana dopo. Sada affermò che i genitali di Ishida erano il ricordo più caro che aveva di lui.

Intanto il cadavere era stato scoperto e la notizia era finita su tutti i giornali. La caccia alla donna scatenò quella che venne chiamata la “Abe Sada panic”: la polizia riceveva segnalazioni da tutto il Giappone, e un falso avvistamento a Ginza provocò quasi una calca.

Il 20 maggio, alle 4 del pomeriggio, la polizia entra nella sua camera e la arresta. Quando le chiedono perché avesse ucciso Ishida, Sada risponde che lo amava così tanto che voleva che fosse solo suo, e che se lo avesse ucciso nessun’altra donna lo avrebbe mai più toccato.

Il processo

vndbbdooppppw8

Il 25 novembre 1936 comincia il processo. Il caso affascina l’opinione pubblica, e Sada racconta tutto con estrema franchezza, compresa la sua vita sessuale. Il 21 dicembre viene condannata per omicidio e mutilazione di cadavere. L’accusa aveva chiesto dieci anni, e lei stessa disse di desiderare la pena di morte, ma viene condannata a soli sei anni di carcere, che sconta nel penitenziario femminile di Tochigi.

Il 10 novembre 1940 la sua pena venne ridotta grazie a un’amnistia per i 2600 anni dalla mitica ascesa al trono dell’imperatore Jimmu, e nel 1941 Sada viene rilasciata, dopo cinque anni di prigione.

Poco si sa della sua vita dopo la sua liberazione. Si sa che ha cambiato nome e si è sposata, ma il marito, dopo averne scoperto la vera identità, l’ha lasciata. Scrisse anche un’autobiografia. Le ultime notizie che abbiamo di lei risalgono al 1970, quando scomparve nel nulla.

Abe Sada divenne il soggetto di molti romanzi, film e documentari, il più famoso dei quali è “L’impero dei sensi” di Nagisa Ōshima, del 1976.

Vuoi leggere più storie di assassini giapponesi, alcune delle quali inedite sul sito? Clicca qui

🦋 Emadion vive grazie a chi lo legge. Se questa storia ti ha tenuto sveglio, offrimi un caffè: mi aiuta a portarti il prossimo incubo.

☕ Sostieni Emadion su Ko-fi

Fonti

📍Questa storia è sulla Mappa del misteroScopri dove è successo e quali altri misteri si nascondono lì vicino.Vedi sulla mappa →

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *