- Cos’è: un presunto caso di contatti con extraterrestri in Italia, dal 1956 al 1978.
- Dove: soprattutto tra Pescara e l’Abruzzo, ma anche a Milano, Bologna, Ascoli Piceno e altrove.
- I protagonisti: Bruno Sammaciccia, Gaspare De Lama, Bruno Ghibaudi, Stefano Breccia e Alberto Perego.
- Gli “amici”: esseri dall’aspetto umano che si facevano chiamare Akrij; il gruppo si chiamava W56.
- Come si è saputo: dal libro “Contattismi di massa” di Stefano Breccia, uscito nel 2007.
Il caso Amicizia ha origine nel 1956 ma viene portato alla luce solo nel 2007 grazie a un libro voluto da uno dei partecipanti, Bruno Sammaciccia, come scritto nel suo testamento.
Il libro descrive come nel 1956 un gruppo di extraterrestri, dalle sembianze umane e residenti in basi aliene sotterranee in Italia, si misero in contatto con degli esseri umani. Il gruppo arrivò a contare più di cento persone, tra cui ingegneri, scienziati, militari, insegnanti, giornalisti e artisti, personaggi eminenti che in alcuni casi hanno continuato a giurare che quegli avvenimenti sono davvero accaduti.
La storia del caso Amicizia
Secondo il racconto di Sammaciccia, psicologo e scrittore di temi religiosi, nella primavera del 1956 un conoscente gli diede una pergamena con una mappa della Fortezza Pia di Ascoli Piceno. Pensando a una mappa del tesoro, ci andò più volte con due amici, Giancarlo De Carlo e Giulio De Crescenzo.
Nell’aprile 1956, durante una di queste visite, da una nebbiolina luminosa sarebbero comparsi due individui che sostenevano di essere degli extraterrestri, e che parlavano un perfetto italiano.
Hanno forma umana ma uno, Saju, è alto meno di un metro e l’altro, Sinas, circa due metri e mezzo. I tre amici sono all’inizio scettici ma vengono portati in una base sotterranea dove incontreranno altri alieni.
Gli esseri dicevano di appartenere a un popolo chiamato Akrij e di avere una rete di basi sotterranee e sottomarine in Italia e nel mondo. La più grande si sarebbe estesa da Pescara fino a Rimini, lunga 300 chilometri e a 20 chilometri di profondità, metà sotto la terraferma e metà sotto l’Adriatico, con case, scuole e perfino fenomeni atmosferici al suo interno.
Una volta convinti di trovarsi di fronte a veri extraterrestri, Sammaciccia e gli amici decidono di aiutarli e li chiamano semplicemente “gli Amici”. Il gruppo prese il nome di W56, cioè “Viva il ’56”, in ricordo dell’anno del primo incontro.
Alcuni favori chiesti dagli alieni erano di procurare loro frutta, cibo e acqua, che i tre amici consegnano facendo dirigere camion pieni dei beni richiesti verso un luogo concordato.
Mentre l’autista veniva distratto, gli extraterrestri prendevano il carico “smaterializzandolo”.
La media era di circa due camion al mese, in varie basi che si trovavano in diverse regioni d’Italia.
Nell’immagine in evidenza sarebbe rappresentato uno degli alieni giganti: secondo i racconti alcuni Akrij arrivavano quasi a sei metri d’altezza. Peccato che, senza punti di riferimento, questa potrebbe essere la foto di una qualsiasi persona di una qualsiasi altezza.
Le foto e i testimoni
Il testimone più famoso è stato il pittore e musicista milanese Gaspare De Lama, morto nel 2024, entrato nel gruppo intorno al 1960. Dopo l’uscita del libro fu tra i pochi a raccontare pubblicamente la sua esperienza, che ancora nel 2018 definiva “vera, totalmente reale e fisica”.
Secondo De Lama gli Amici avvisavano il gruppo di quando e dove sarebbe comparso un loro velivolo, così da poterlo fotografare. Le sue foto scattate a Milano furono pubblicate già nel 1962 dalla Domenica del Corriere, in un articolo del giornalista Bruno Ghibaudi, anche se allora nessuno sapeva del gruppo. De Lama girò anche un filmato in 8 mm nelle campagne di Trenno, allora periferia di Milano.
Nel 2009 Rai 2 ha dedicato al caso un documentario all’interno del programma Voyager.
Rivelazioni
Gli extraterrestri rivelarono che la Terra è uno dei pianeti madre, che producono cioè la vita.
Secondo i testimoni affermarono anche che sulla Terra, nel corso dei millenni, si sono succedute ben sei civiltà avanzate, una delle quali con conoscenze di volo spaziale più avanzate della nostra.
Gli alieni dissero inoltre che l’amore, così come l’odio, sono fonte di energia, che tutto è energia, anche l’uomo stesso, e che le loro navi e la loro tecnologia si alimentavano di energia.
Purtroppo però nel 1978 vennero attaccati dai loro nemici, i Contrari, che bramavano solo lo sviluppo tecnologico e non quello morale. I W56 vennero sconfitti e dovettero abbandonare la Terra, dicendo che sarebbero tornati quando l’umanità sarebbe stata pronta a riceverli.
L’anno della battaglia, il 1978, coincide con uno sciame di avvistamenti UFO nel centro Italia e nell’Adriatico. Tutte coincidenze?
Sinceramente questa storia lascia perplessi per varie ragioni:
- Possibile che i camionisti non si accorgessero del furto totale della merce?
- Possibile non ci siano state segnalazioni dato che questi “furti” sono andati avanti per più di 20 anni?
- E perché non abbiamo trovato nessun resto di nessuna delle sei civiltà avanzate?
Per chi comunque volesse leggere il libro, si intitola “Contattismi di massa” ed è di Stefano Breccia.
Qui sotto lascio invece un video in cui si ascolterebbe la voce di uno degli alieni.
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