il caso Zanfretta

Il rapimento alieno di Pier Fortunato Zanfretta

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“Mamma mia, quanto è brutto! Non sono uomini, non sono uomini!”

Queste le parole che i colleghi di Pier Fortunato Zanfretta sentirono alla radio poco prima della mezzanotte del 6 dicembre 1978. Poi il contatto si interruppe.

Questo è il caso italiano di abduction più noto e documentato. Zanfretta oggi è in pensione, ma quando era in servizio come metronotte sostiene di aver vissuto 11 incontri ravvicinati del terzo e del quarto tipo con alieni dall’aspetto rettiliano. Secondo lui questi esseri, chiamati Dargos e alti quasi 3 metri, vengono da un pianeta morente della “terza galassia”, Titania, e starebbero valutando la Terra come pianeta su cui trasferirsi in futuro.

In breve
Tra il 1978 e il 1981 il metronotte genovese Pier Fortunato Zanfretta, nato nel 1952, raccontò di essere stato rapito 11 volte da alieni rettiliani, i Dargos. I Carabinieri raccolsero 52 testimonianze di strane luci in cielo, ma l’inchiesta fu archiviata nel 1980. Gli scettici hanno trovato spiegazioni naturali per le presunte prove, e l’ipnosi regressiva usata per ricostruire i rapimenti è considerata inaffidabile.

Chi è Pier Fortunato Zanfretta

Zanfretta è nato a Nova Milanese il 28 dicembre 1952. Lui stesso ha raccontato in alcune interviste di essere cresciuto nel mondo del circo, prima di trasferirsi con la famiglia a Genova. Nel 1978 aveva 26 anni e lavorava come guardia giurata per l’Istituto di vigilanza Val Bisagno di Genova. Un lavoro concreto, di notte, fatto anche di ladri e delinquenti veri.

La notte dell’incontro ravvicinato

Panorama di Torriglia
Torriglia, sull’Appennino genovese, dove avvennero i primi presunti incontri. Foto Davide Papalini, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

La sera del 6 dicembre 1978 Zanfretta stava facendo il solito giro di controllo a Marzano, una frazione di Torriglia, sulle montagne alle spalle di Genova. Verso le 23:30, racconta, notò quattro luci strane nel giardino di una villa chiamata “Casa Nostra”, di proprietà di un dentista. Il cancello e la porta d’ingresso erano spalancati. Pensando a dei ladri, decise di intervenire.

Entrato dal retro, vide un oggetto rosso e ovale, largo più di dieci metri. Chiamò via radio la centrale, dove era di turno Carlo Toccalino. Poi, girandosi, si trovò davanti degli esseri alti tre metri, con la pelle che sembrava grassa o un vestito tutto stropicciato, occhi gialli triangolari e piedi artigliati. Quando Toccalino gli chiese se fosse stato aggredito da qualcuno, Zanfretta rispose con la frase rimasta famosa. Poi più nulla.

I colleghi Walter Lauria e Raimondo Mascia andarono a cercarlo e lo trovarono circa un’ora dopo, in stato di shock, confuso e febbricitante. Raccontarono che il suo corpo era molto caldo nonostante il freddo di quella notte. Quando si riprese, disse di essere stato terrorizzato da “extraterrestri dalle sembianze mostruose”.

Le prime indagini

Il giorno dopo il titolare dell’istituto di vigilanza avvertì i Carabinieri. Nel giardino della villa fu rilevata un’impronta a semicerchio, dove l’erba era schiacciata. Il brigadiere Antonio Nucchi raccolse 52 testimonianze di fatti strani tra Torriglia e Propata: molte persone dissero di aver visto quella notte un grande oggetto luminoso in cielo. Nei verbali inviati al ministero dell’Interno l’attendibilità dei testimoni fu definita “buona”.

Il 3 gennaio 1979 Nucchi inviò alla Pretura di Genova il suo “Rapporto informativo circa l’avvistamento di oggetti volanti non identificati (Ovni) e umanoidi da parte di Zanfretta Fortunato”. L’11 gennaio 1980 il giudice ne dispose l’archiviazione per “mancanza di estremi di reato”. Anni dopo, nel 2007, Nucchi rivelò in televisione di essere stato lui stesso testimone di un avvistamento e di essere stato “consigliato” dal comando di tacere.

L’ipnosi regressiva

Nel frattempo la storia era finita su tutti i giornali, e Zanfretta fu invitato persino a Portobello, da Enzo Tortora. Il giornalista Rino Di Stefano, il primo a occuparsi del caso, propose di sottoporlo a ipnosi regressiva. La seduta si tenne il 23 dicembre 1978, condotta dallo psicoterapeuta Mauro Moretti davanti a giornalisti e ufologi.

Sotto ipnosi Zanfretta raccontò di essere stato portato a bordo dell’astronave, in una stanza molto illuminata, e sottoposto a esami dolorosi. E aggiunse una descrizione degli alieni che ancora oggi fa venire i brividi:

Sono verdi, con gli occhi gialli triangolari, con delle grandi punte, hanno la carne verde e la pelle piena di rughe come se fossero vecchi. La bocca sembra di ferro, hanno delle vene rosse sulla testa, le orecchie a punta e le braccia con le unghie… Vengono dalla terza galassia.

Moretti e lo psicanalista Cesare Musatti sostennero che Zanfretta parlava in buona fede. Il loro collega Marco Marchesan precisò però che questo non significava che il racconto fosse vero. E anche il Centro ufologico nazionale (CUN) scrisse che l’ipnosi era stata irrimediabilmente inquinata dall’intervento di un inquirente durante la seduta.

Chi sono i Dargos?

Occhio di rettile
L’occhio di un rettile.

Secondo Zanfretta, i Dargos sono una razza extraterrestre molto avanzata, originaria di Titania. Sono alti circa tre metri, con pelle verde e rugosa, occhi gialli triangolari, grandi punte sulla testa. Gli avrebbero detto che il loro pianeta sta morendo e che stanno valutando la Terra come nuova casa. Questo spiegherebbe, secondo lui, i ripetuti rapimenti e gli esami.

Gli altri incontri

La notte del 27 dicembre 1978 Zanfretta sparì di nuovo, dopo una chiamata via radio concitata in cui diceva che la sua auto si era fermata. Le ricerche furono rallentate da nebbia e pioggia. Fu ritrovato poco più di un’ora dopo vicino a una strada di montagna, non lontano dalla sua Fiat 127, ancora in stato di shock. Gli agenti dissero che i suoi vestiti erano asciutti e il corpo caldo nonostante la pioggia. Vicino al punto del ritrovamento furono notate quelle che sembravano grandi impronte. Il 31 gennaio 1979 un neurologo lo visitò e certificò che non aveva alterazioni del pensiero né disturbi psicosensoriali.

Dopo il secondo episodio l’istituto di vigilanza lo spostò in un’altra zona e gli diede una Vespa al posto dell’auto. Il 30 luglio 1979 sparì una terza volta e fu ritrovato a un paio di chilometri dalla moto, mentre correva disorientato nel buio. Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1979 la sua auto di servizio fu ritrovata vuota, di nuovo vicino a Torriglia. Quella volta fu vista una strana nuvola con due luci all’interno: il tenente dei Carabinieri Cassiba disse di averle sparato contro alcuni colpi e che la nuvola era sparita. Poco dopo Zanfretta ricomparve vicino alla macchina.

Durante un altro presunto incontro, in corso Europa a Genova, i residenti segnalarono un blackout nella zona. In tutto, tra il 1978 e il 1981, gli episodi sarebbero stati undici.

La sfera e il tetraedro dorato

Uno degli aspetti più strani di questa storia è il dono che gli alieni gli avrebbero fatto: una sfera trasparente contenente un tetraedro dorato che ruota sospeso al suo interno. Secondo Zanfretta, la sfera era destinata in origine all’ufologo americano J. Allen Hynek. L’avrebbe nascosta in un posto che conosce solo lui, e sarebbe mortale per qualsiasi essere vivente che provi ad avvicinarsi: racconta che una lepre capitata lì per caso sarebbe rimasta fulminata. Lui stesso si sentirebbe costretto ad andare a trovarla almeno due volte al mese, senza sapere perché.

L’esistenza della sfera non è mai stata dimostrata. Le foto scattate da Zanfretta mostrano solo cinque punti luminosi, e nel 2007 le immagini digitali che portò in tv risultarono completamente scure. Nel 2008 dichiarò che sotto la sfera si erano accese una dopo l’altra 11 iscrizioni su 12, e che da agosto di quell’anno non riusciva più a raggiungere il nascondiglio.

Le spiegazioni degli scettici

Gli scettici non hanno quasi mai dubitato della buona fede di Zanfretta, né lo hanno considerato malato. Hanno però criticato duramente il modo in cui fu gestito il caso. L’ipnosi regressiva è considerata dalla comunità scientifica un metodo inaffidabile, perché può facilmente creare falsi ricordi, e in quelle sedute fu usata senza alcuna precauzione: le domande, ad esempio, venivano discusse mentre Zanfretta era già ipnotizzato. Fu criticato anche l’uso del Pentothal.

C’è poi un dettaglio che ai bambini di quegli anni dirà qualcosa. Il nome Dargos somiglia moltissimo a quello di Hydargos, il cattivo di Goldrake, il cartone animato che proprio nel 1978 spopolava in Italia. E la descrizione degli alieni ricorda uno dei mostri del fumetto Zagor. Moretti rispose che Zanfretta non conosceva la fantascienza, ma alla fine degli anni Settanta era difficile sfuggirle, tra televisione e pubblicità.

Anche le prove materiali avrebbero spiegazioni semplici. Il cerchio d’erba schiacciata corrispondeva al punto in cui i proprietari della villa legavano il cavallo durante il giorno. Il calore dei vestiti era compatibile con qualcuno che era rimasto per un po’ in macchina. Le impronte giganti del secondo episodio erano semplici pozzanghere. E gli avvistamenti degli altri testimoni non sono mai stati verificati in modo affidabile. Lo stesso CUN ha dichiarato più volte di non considerare attendibile il racconto di Zanfretta.

Il prezzo della notorietà

La notorietà fu per Zanfretta un’arma a doppio taglio. Agli inizi degli anni Ottanta la questura di Genova gli ritirò il porto d’armi, e senza quello non poteva più fare la guardia giurata. Lui afferma di non aver mai guadagnato nulla dalla sua storia e di essere stato deriso per anni: “Gente sconosciuta mi telefona a casa a tutte le ore per prendermi in giro. Io non lo so che cosa fosse quello che ho visto, però l’ho visto. Non sono un bugiardo.” Anche a Portobello si sentì preso in giro da Tortora.

Nel 1984 Rino Di Stefano pubblicò il libro Il caso Zanfretta, arrivato alla sesta edizione e tradotto in inglese nel 2014, e quello stesso anno RaiTre ne trasse lo sceneggiato-inchiesta in due puntate UFO a Genova? Gli incontri ravvicinati di Piero Zanfretta, di Bruno Ferracciolo. Zanfretta è stato ospite del Maurizio Costanzo Show nel 2002, de Il bivio di Enrico Ruggeri nel 2007 e di Mistero nel 2012. Nel 2004 ha interpretato se stesso nel film di fantascienza InvaXön – Alieni in Liguria di Massimo Morini dei Buio Pesto, che immagina un’invasione della Liguria da parte dei Dargos.

E la storia continua ad affascinare. Nel 2024 è stata raccontata in due puntate del podcast Non aprite quella podcast di J-Ax, Pedar e Matteo Lenardon, e nell’aprile 2025 la band punk genovese Ratbones gli ha dedicato il singolo “Piero Zanfretta”, con lui stesso che compare nel videoclip. Al caso è stato dedicato anche uno spettacolo teatrale, Loro – Storia vera del più famoso rapimento alieno in Italia.

Che cosa vide davvero Zanfretta quella notte di dicembre? Forse non lo sapremo mai. Ma, come dice lui, qualcosa l’ha visto.

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